ROMA – Genova ha sempre avuto una voce. A volte era una chitarra che guardava il mare, altre una barra che rimbalzava tra i caruggi. Sayf è l’incontro di queste due anime. E al suo esordio a Sanremo 2026 porta all’Ariston un’identità nitida, stratificata, già pienamente sua.
Adam Viacava, classe 1999, italo-tunisino, è tra le voci più interessanti della nuova scena urban italiana. La sua forza non è nell’eccesso, ma nell’equilibrio: street rap e cantautorato, melodie che restano in testa e barre che affondano, la tradizione musicale genovese che dialoga con influenze arabe e sonorità internazionali. Dentro la sua musica convivono famiglia, fratellanza, appartenenza, ma anche una curiosità che lo spinge sempre oltre i confini.
Prima dell’Ariston c’è stata la gavetta vera: i live accanto a Izi, Bresh, Disme, Vaz Tè, l’energia collettiva di GENOVARABE, brani come CHANELINA SOUBRETTE con Ele A e Disme che lo hanno fatto uscire dai confini liguri. La sua scrittura è diretta, ma mai scontata: racconta la realtà senza spettacolarizzarla, tiene insieme strada e sentimento.
Il 2025 segna la svolta. Con l’EP Se Dio Vuole – tra collaborazioni con Rhove, Sethu, 22Simba ed Ele A – consolida un percorso già solido. I live diventano il suo marchio: band sul palco, arrangiamenti curati, un’attenzione quasi cinematografica alla costruzione dell’atmosfera. Persino al JAZZMI rilegge i suoi brani in chiave jazz. Non è solo versatilità: è visione.
L’estate lo consacra al grande pubblico con Sto bene al mare insieme a Marco Mengoni e Rkomi, tormentone sì, ma coerente con il suo percorso. A novembre arriva MONEY con Artie 5ive e Guè: un altro tassello che dimostra quanto sappia muoversi tra mondi diversi senza perdere identità.
A Sanremo Sayf debutta con Tu mi piaci tanto. Un titolo semplice, quasi spiazzante per chi lo associa solo all’urban più crudo. Ma è proprio questa la sua cifra: alternare racconti di strada e storie d’amore con la stessa autenticità.
Nella serata delle cover dividerà il palco con Alex Britti e Mario Biondi per una rilettura di Hit the Road Jack. Tre generazioni, tre timbri, un groove comune. Non una mossa per stupire, ma un incontro naturale tra blues, soul, libertà musicale. Esattamente la sua visione.
Se l’Ariston amplifica tutto, Sayf porta un linguaggio che tiene insieme Genova e Tunisi, palco e periferia, radici e futuro. Non arriva per imitare il Festival. Arriva per allargarlo. E sì, potrebbe essere una delle sorprese più interessanti di questa edizione.
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