VENEZIA – Con The Voice of Hind Rajab Kaouther Ben Hania apre un nuovo capitolo nella sua filmografia, confermando la capacità di intrecciare intimità personale e riflessione politica. Dopo Le Filles d’Olfa e L’uomo che vendette la sua pelle, la regista tunisina sceglie di affrontare un episodio che ha segnato l’immaginario globale: la telefonata della piccola Hind, sei anni, rimasta intrappolata in un’auto colpita a Gaza nel gennaio 2024.
La scelta è radicale: Hind non appare mai in scena, il film vive interamente della sua voce registrata e delle reazioni dei soccorritori della Mezzaluna Rossa – interpretati da Saja Kilani, Motaz Malhees, Clara Khoury e Amer Hlehel. La regia si chiude nello spazio claustrofobico della centrale operativa, trasformando il suono in corpo narrativo e lasciando l’orrore fuori campo. È un cinema che non mostra ma ascolta, restituendo alla voce la forza di una presenza.
Gli attori palestinesi incarnano con intensità un dolore che è insieme collettivo e intimo: Saja Kilani regge l’impatto emotivo di una telefonata interminabile, Motaz Malhees attinge ai propri ricordi di bambino sotto assedio, mentre Clara Khoury e Amer Hlehel danno misura e profondità a un’esperienza segnata da silenzi e impotenza. Ben Hania dichiara la sua volontà di ridare dignità a una bambina che i media hanno trasformato in statistica. Il film non è un trattato politico, ma la cronaca di un istante irripetibile: la vita di Hind intrecciata con la responsabilità del mondo adulto. L’uso della sua voce autentica non concede filtri, costringendo lo spettatore a un ascolto senza scampo.
E proprio qui sta la sua forza più attuale: in un’epoca in cui le guerre e le tragedie civili rischiano di diventare flussi di immagini consumate in fretta sui social, The Voice of Hind Rajab impone di fermarsi. Di ascoltare. Di riconoscere che dietro ogni notizia c’è un volto, un corpo, una voce. È un film che parla di Gaza ma, al tempo stesso, parla a ogni conflitto dimenticato, a ogni infanzia violata dal rumore delle bombe. Il suo messaggio non riguarda solo il passato recente, ma il presente che abitiamo e il futuro che rischiamo di consegnare alle nuove generazioni.
La standing ovation di 24 minuti al Lido, tra cori e bandiere, e il sostegno di figure come Joaquin Phoenix e Rooney Mara hanno confermato la forza di un’opera che va oltre la sala per trasformarsi in evento. The Voice of Hind Rajab non rappresenta soltanto: obbliga ad ascoltare. In quella voce che non ha trovato soccorso nel reale, il cinema trova la sua ragione più profonda: dare memoria a chi non l’ha avuta, trasformare un grido nel silenzio in una testimonianza destinata a durare.
La voce di Hind Rajab arriverà nelle sale italiane dal 25 settembre con I Wonder Pictures.
Leggi anche:
- VENEZIA 82 | Marc by Sofia: Sofia Coppola racconta Marc Jacobs tra moda, amicizia e cinema;
- VIDEO | Intervista a Fabrizio Gifuni, protagonista di Portobello, la nuova serie di Marco Bellocchio su Enzo Tortora
- VENEZIA 82 | Frankenstein di Guillermo del Toro: il mostro e il padre, specchi di dolore
- VIDEO | L’intervista a Valeria Solarino su (IM)PERFETTA a Venezia 82





Lascia un Commento