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Reservatet – La riserva: il silenzio che inquieta dietro la perfezione 

Tra ville perfette e silenzi inquieti, la serie danese di Per Fly indaga le crepe di una comunità borghese dopo la sparizione di una ragazza alla pari.

Una scena di Reservatet – La riserva
Una scena di Reservatet – La riserva

ROMA – Un quartiere elegante, un microcosmo borghese apparentemente impeccabile: ville minimaliste in stile nordico, siepi curate al millimetro, silenzi studiati. È qui che si apre Reservatet – La riserva, serie danese in sei episodi scritta da Ingeborg Topsøe e diretta da Per Fly (Borgen – il potere), che trasforma questo scenario ovattato nel teatro di un’inquietudine crescente.  

Dietro la perfezione si insinuano crepe sottili, destinate ad allargarsi con la scomparsa di Ruby, giovane ragazza alla pari filippina. Le au pair, quasi tutte provenienti dalle Filippine, sono una comunità invisibile dentro la comunità: profondamente religiose, amatissime dai bambini per la loro empatia e dolcezza, ma ignorate dagli adulti che le ospitano. 

Una scena di Reservatet – La riserva
Una scena di Reservatet – La riserva

Solo Cecilie (Marie Bach Hansen), moglie e madre modello almeno in apparenza, sembra turbata dalla sparizione e i suoi sospetti si allargano come macchie d’inchiostro, toccando gli amici e perfino la sua stessa casa. Il suo rapporto con il marito Mike (Simon Sears), costellato di luci e tante ombre, viene messo a dura prova e la stessa figura dell’uomo lascia tante domande senza risposta. Ma sono i suoi vicini, la famiglia ospitante di Ruby, a rappresentare il vero fulcro della storia; Katarina (una bravissima Danica Curcic) e Rasmus (Lars Ranthe) rappresentano la ricchezza che si cura solo dell’apparenza, ma anche il privilegio di essere di più che va difeso ad ogni costo. 

Marie Bach Hansen e Danica Curcic in una scena della serie  
Marie Bach Hansen e Danica Curcic in una scena della serie

La regia di Per Fly gioca con l’estetica: interni ordinatissimi e giardini simmetrici diventano specchi deformanti di un mondo che preferisce il silenzio alla verità. È un’eleganza che inquieta, un lusso che nasconde l’orrore. La tensione non esplode in colpi di scena fragorosi, ma scivola nei dettagli: sguardi che evitano, frasi lasciate a metà, gesti impercettibili che aprono a sospetti. Cecilie emerge come fulcro narrativo, i suoi abiti neutri, il suo look curato sempre impeccabile, racconta la gabbia di un ruolo che si sgretola sotto il peso della verità. La sua ricerca non è solo sete di giustizia: è ribellione contro un sistema che esige apparenza e compostezza a ogni costo. Attorno a lei si intrecciano altri conflitti: il privilegio che ignora chi vive al margine, il disagio adolescenziale, l’uso compulsivo del digitale, la rappresentazione della sessualità e il vuoto lasciato da genitori assenti. 

Lukas Zuperka e Frode Bilde Rønsholt interpretano i due ragazzi Oscar e Viggo
Lukas Zuperka e Frode Bilde Rønsholt interpretano i due ragazzi Oscar e Viggo

I rimandi a serie particolarmente riuscite è evidente: da Big Little Lies, per rappresentazione del contesto sociale e del non detto, a Adolescence – rivelazione Netlix del 2025 – per quanto riguarda l’indagine sul disagio adolescenziale; è in particolare quest’ultima che ha saputo raccontare con forza la violenza silenziosa e il malessere nascosto dell’adolescenza, anche nelle famiglie “normali”, a rappresentare una reference per Reservatet e un termine di paragone per chi è amante del genere. La serie danese parte da premesse altrettanto promettenti, ma spesso resta in superficie, un po’ come la polizia, qui rappresentata dalla detective Aicha (Sara Fanta Traore), che resta ai margini ricoprendo un ruolo che è più un supporto narrativo. I temi del web, della sessualità giovanile e dell’assenza genitoriale emergono, ma non vengono approfonditi fino in fondo; tra gli spunti interessanti la difficoltà di Cecilie a costruire un rapporto con il figlio, minato da un episodio di stress/ depressione post partum, ma anche la dissociazione di Oscar di fronte alla violenza, il tema della giustificazione della violenza nel dialogo tra Cecilie e Aicha e non ultimo, il ruolo di donna oggetto e madre complice di Katarina, tutti temi che sono intuizioni più che analisi. Così, la serie oscilla tra raffinatezza e prevedibilità. A sostenerla è soprattutto l’interpretazione intensa di Marie Bach Hansen, capace di trasformare Cecilie in specchio e detonatore delle contraddizioni di un’intera comunità. Reservatet non è un thriller che vive di colpi di scena, ma un ritratto di complicità quotidiane, di quei silenzi che scegliamo pur di non turbare l’ordine apparente delle cose. Ed è proprio in quell’instabile equilibrio che trova la sua forza.

La natura ricopre un ruolo fondamentale nell’arena della storia
La natura ricopre un ruolo fondamentale nell’arena della storia

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