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Yorgos Lanthimos contro la guerra in Iran: il mondo del cinema firma una lettera aperta

Il regista di Poor Things tra i primi firmatari di un appello internazionale contro l’intervento militare. Con lui Mike Figgis, Ben Rivers e altri artisti e accademici.

ROMA – Quando il cinema prende posizione, lo fa anche lontano dal set. Nelle ultime ore diversi registi, artisti e accademici internazionali hanno firmato una lettera aperta che condanna la campagna militare congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, chiedendo la fine immediata delle operazioni e il rispetto del diritto del popolo iraniano all’autodeterminazione.

Tra i primi firmatari figurano Yorgos Lanthimos, regista di Poor Things e La favorita, il filmmaker britannico Mike Figgis e il cineasta sperimentale Ben Rivers. La lettera sta circolando in queste ore tra le comunità artistiche, culturali e accademiche sia in Europa sia negli Stati Uniti, raccogliendo adesioni da diversi ambiti del mondo creativo.

Il documento invita la comunità internazionale a fermare l’escalation militare nella regione e a privilegiare strumenti diplomatici e dialogo politico. Al centro dell’appello c’è una posizione netta: il futuro dell’Iran deve essere deciso esclusivamente dal popolo iraniano, senza interferenze militari o politiche da parte di potenze straniere.

Tra gli altri firmatari compaiono anche il regista e artista multimediale Jem Cohen, la filmmaker britannica Andrea Zimmerman, il regista thailandese Thunska Pansittivorakul, la direttrice della Viennale Eva Sangiorgi, il cineasta sperimentale John Smith e l’accademico Eyal Weizman, fondatore del Centre for Research Architecture alla Goldsmiths University di Londra.

La pubblicazione della lettera arriva mentre il conflitto è entrato nell’undicesimo giorno. L’operazione militare, iniziata alla fine di febbraio, ha già provocato pesanti conseguenze nel Paese. Secondo i dati diffusi dal ministero della Sanità iraniano, le vittime sarebbero oltre 1.200, mentre nelle ultime settimane attacchi missilistici e con droni hanno colpito anche alcune aree del Golfo.

La situazione resta complessa anche all’interno della stessa società iraniana e della diaspora: c’è chi vede nell’intervento un colpo al regime e chi teme soprattutto l’impatto della guerra sulla popolazione civile. In questo scenario, la presa di posizione di registi e artisti internazionali ribadisce una convinzione precisa: la libertà e la stabilità di un Paese non possono nascere dalla guerra, ma solo da processi politici fondati sul dialogo, sulla giustizia e sulla volontà dei popoli.

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