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Connie Francis, David Lang e il rumore degli incendi | La colonna sonora di Wildlife

Volete capire Wildlife? Prima di vederlo, provate ad ascoltarlo. Tra Mozart e Dinah Washington

Carey Mulligan in una scena di Wildlife.

MILANO – Capire Wildlife, significa entrare dentro Wildlife, comprendere il mondo che, prima Richard Ford nel romanzo, poi Paul Dano con il film, sono riusciti a portare in scena. Un mondo esistito e non più esistente, se non nel ricordo di chi lo ha vissuto. L’America del 1960 quando l’american dream non era disillusione, quando la felicità pareva un diritto. Un elemento fondamentale per abbracciare quell’universo è la colonna sonora voluta da Dano – che è già un autore, anche se pochi glielo hanno riconosciuto – composta da molte canzoni con uno score quasi invisibile firmato da David Lang e l’aggiunta fondamentale di Melodia (i), ipnotica partitura del povero Jóhann Jóhannsson (a cui è dedicato il film) che ritorna in almeno tre momenti cruciali del film e che Dano utilizza per dirci che sta succedendo qualcosa.

Sono quindici brani in tutto, mescolano Mozart (sul monologo del signor Miller, sul volo) e Dinah Washington (il ballo tra Carey Mulligan e Miller), ma sono essenziali per la struttura, essenziali allo stesso modo dell’incredibile fotografia firmata dal messicano Diego García (ma una nomination all’Oscar, no?) non a caso poi reclutato da Refn per la sua serie Too Old to Die Young. A scegliere le canzoni ci ha pensato una delle music supervisor più quotate del momento, Susan Jacobs, già su Mozart in the JungleSharp Objects (e non è poco). Qui si supera, perché va alla ricerca di vecchi 45 giri di gruppi vocali, riflesso di un’America che ancora si metteva in ascolto alla radio e si rilassava sulle note di brani come Sincerely dei Moonglows.

Oltre ai Moonglows, ci sono altri gruppi doo-wop affatto celebri come Elgins, Chantels (con Maybe, cantata al volante da mamma Jeanette) e Marvelettes, roba Motown di prima qualità alternata a Relax Max di Dinah Washington e a un piccolo capolavoro pop totalmente dimenticato come Give Myself a Party, una canzone di Sue Thompson ma in realtà scritta da un monumento di Nashville come Don Gibson che pare descrivere la solitudine del personaggio di Carey Mulligan: «A few of your love letters a photograph or two, a gift you gave on my birthday with words of I love you/ There’s a lots of things to think about when you’re happy feeling blue/ So I’m gonna take all the loneliness sit right down with the blues».

E se Mozart e il Vesperae Solennes De Confessore è già scelta più canonica e The Love You Save (May Be Your Own) del dimenticato Joe Tex è una perla da riscoprire (Tex morì poi nel 1982 a 49 anni), capitolo a parte lo merita David Lang – già candidato all’Oscar per Youth di Paolo Sorrentino – che a Paul Dano ci è arrivato in modo totalmente casuale: «Non sono un compositore di colonne sonore», ha spiegato Lang, che insegna composizione a Yale, «ma quando Sorrentino mi ha chiamato per scrivere la musica che avrebbe scritto il personaggio di Michael Caine in Youth, non ho potuto dire no. E proprio su quel set ho conosciuto Paul Dano che, qualche mese dopo, mi ha chiamato per sapere se volevo lavorare al suo debutto». Lang ha ovviamente detto sì e – tra le cose su cui ha lavorato – c’è anche Breathless, una sua composizione del 2015.

Minimalismo, rumorismo, ambient che non occupa spazi, ma lascia un vuoto attorno, lo stesso che Dano lascia ai suoi personaggi, rifuggendo dalle didascalie e affidandosi a tre prove d’attore magistrali tanto che alla fine rimane tutto dentro, frammenti, immagini, visioni, parole e, appunto, suoni, come nel pezzo di Connie Francis che, non a caso, parla ancora di cuori che bruciano. Proprio come incendi. «You’re gonna learn I’m not the only one whose heart will burn/’Cause someday, baby, someday, darling you’re gonna miss me».

  • Non esiste una colonna sonora ufficiale di Wildlife, ma su Spotify potete ascoltare l’intera playlist con le canzoni presenti nel film.

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