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Il western post-moderno de L’Assassinio di Jesse James per Mano del Codardo Robert Ford

Uno dei migliori western degli anni Duemila. Con un tris d’assi: Brad Pitt, Casey Affleck & Sam Rockwell

L'Assassinio di Jesse James per Mano del Codardo Robert Ford
L'Assassinio di Jesse James per Mano del Codardo Robert Ford

Un western anomalo, dilatato nei tempi, bellissimo, il cui scarso successo al botteghino non gli rese giustizia dopo che fu presentato con una buona accoglienza al Festival di Venezia nel 2007, anche se in molti storsero il naso per la Coppa Volpi, come miglior attore, assegnata a Brad Pitt per il ruolo del bandito Jesse James. Ma L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford non è solo Pitt, anzi, ci sono anche Casey Affleck nei panni di Robert Ford, e di Sam Rockwell in quella di suo fratello Charlie Ford, entrambi attori di indiscussa qualità che, però, solo negli ultimi anni sono riusciti ad ottenere riconoscimenti alla loro altezza, rispettivamente con l’Oscar per Manchester by the sea e quello per Tre manifesti a Ebbing, Missouri.

Brad Pitt è Jesse James.

Sulla figura storica di Jesse James è stato scritto – e girato – molto, si sa. Dalle interpretazione di Tyrone Power, Audie Murphy, Christopher Lloyd, Robert Duvall e Colin Farrell alle regie eccellenti come quella di Philip Kaufman o Fritz Lang al suo primo film a colori nel 1940. In nessuno di questi casi si era raggiunta la completezza di questo film grazie all’ottima regia di Andrew Dominik tratta dall’omonimo romanzo di Ron Hansen del 1983. Un testo che alterna le approfondite ricerche sul campo effettuate da Hansen con i racconti popolari attraverso cui è stata tramandata la vicenda di Jesse James e della sua banda, non a caso il titolo dell’opera deriva proprio da una canzone folk dell’epoca.

Un frame della rapina al treno.

La narrazione parte dal famigerato assalto al treno a Gads Hill, Missouri, in cui Jesse James e i suoi pare siano riusciti a far deragliare un treno nella notte, nei pressi di un bosco, svuotare la cassaforte e derubare tutti i passeggeri. Quella sera, per il diciannovenne Robert Ford, si trattava della prima “missione” in sua compagnia, ed è proprio attraverso i suoi occhi – quelli del futuro assassino dell’affascinante delinquente – che lo spettatore osserva i fatti. Robert all’epoca aveva già letto tutto sul suo idolo d’infanzia, Jesse James: conosce ogni storia su di lui (vera o falsa che sia), sa che numero di scarpe porta, i centimetri esatti della sua altezza, i nomi dei suoi fratelli, e per questo instaura con lui sin dall’inizio uno strano e contraddittorio rapporto di amore e odio.

Casey Affleck è il codardo Robert Ford.

Ma il processo di mimesi, tramite avvicinamento e conoscenza reciproca, fa sentire Robert inadatto, non all’altezza, non accettato dal suo idolo, dunque invidioso e rancoroso, ma allo stesso tempo ancora incredibilmente affascinato e ammaliato da quell’uomo di cui vorrebbe essere copia. Per Jesse invece è diverso, perché da un lato il suo orgoglio e il suo egocentrismo sono lusingati dalla corte del ragazzo e fanno sì che lo assecondi nella sua voglia di seguirlo e stare insieme ma, contemporaneamente, la sua astuzia, il suo fiuto, e quel suo irascibile perfezionismo da despota gli suggeriscono di stare attento a quel ragazzo impreparato e maldestro di cui tutti si prendono gioco e che, in effetti, lui conosce così poco.

L’L’Assassinio di Jesse James per Mano del Codardo Robert Ford: Casey Affleck e Brad Pitt.La prima parte del film, immersa in una splendida fotografia e nell’innata sensibilità per i paesaggi del regista, ci mostra tutto il percorso, tortuoso e pieno di imprevisti, che porterà Ford e James a trovarsi più che mai vicini. Un percorso in cui la psicologia dei personaggi (tutti) è intrisa di sospetto reciproco, di desideri contrastanti, di dinamiche familiari che fanno pensare alle gangs di Goodfellas, in cui tutti sono amici di tutti o parenti di qualcuno, ma sotto l’apparenza di una banda coesa ed allargata si nascondono i piccoli e i grandi dissidi, che in un niente, con l’aiuto delle innumerevoli colt da cui nessuno mai si separa, si possono trasformare in aperta sfida, in lotta per la sopravvivenza.

Una scena del film.

E poi c’è la seconda parte del film, in cui i tre personaggi principali salgono in cattedra con i loro rispettivi interpreti e restano soli, uniti nell’organizzazione di una rapina, ma separati da un sospetto ai limiti della sostenibilità, ognuno con la sua privatissima strategia per cavarsela. Il più disturbante è sicuramente Jesse James, padre e marito amoroso, ospite eccessivamente cortese, ma pericolosissimo e imprevedibile nei suoi piani segreti; i fratelli Ford, che secondo l’interpretazione del film stanno tradendo Jesse -in accordo con i gendarmi- per farlo arrestare, sono invece paralizzati nella loro capacità di pensare e agire, schiacciati sotto il peso del mito di James, della sua cattiveria, dalla sua muscolare mascolinità e, fattore decisivo, dalla malizia di chi ha la sensazione di star cercando di fregare qualcuno di molto più furbo di lui.

Sam Rockwell e Casey Affleck.

Tutto converge inesorabilmente verso la scena madre, quella dell’assassinio che dà il titolo al film e nella cui messinscena c’è qualcosa di sublimemente teatrale: il racconto diventa geometrico, gli elementi ci sono ormai tutti e le vie d’uscita sembrano essere terminate per Robert e Charlie Ford, ma proprio in quel momento Jesse James tradisce se stesso e lascia loro un sottile spiraglio di azione, così che i due eroi possano cogliere l’attimo per uccidere il nemico, liberare se stessi e tutto Missouri dal giogo del bandito, scappare e avvisare la polizia.

Casey Affleck in una scena del film.

Ma solo apparentemente (e qui la grandezza del film), perché nel West le cose non sono così semplici, e anche per un pericolo vivente come Jesse James c’è del rispetto, perché i valori di quel mondo sono altri, hanno il suono dell’onore, del coraggio, della correttezza formale dell’uccidere il nemico guardandolo negli occhi. Quindi, gradualmente, la figura di Robert Ford viene trasfigurata, passando da quella dell’eroe civile a quella di un’immagine archetipica e stilizzata di vigliacco traditore, mentre James, per contro, da temuto bandito-rapinatore diviene eroe popolare. Bellissimo il corto circuito etico, ma grande il modo in cui ci viene raccontato, senza buoni o cattivi, senza prese di posizione, perché questo è il disilluso cinema post-moderno e l’estetica dei fatti (e delle immagini) ha un livello ontologicamente superiore rispetto al giudizio.

Volete vedere il film? Lo trovate su CHILI: L’Assassinio di Jesse James…

  • Qui potete ascoltare un brano della colonna sonora, firmata da Nick Cave:

 

 

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