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Una voce per due cantanti: un documentario racconta lo strano caso di Den Harrow

Alla Festa del Cinema di Roma un documentario costruito quasi come un giallo: Dons of Disco

Stefano Zandri in arte Den Harrow in una scena di Dons of Disco.

LOS ANGELES – «Den Harrow? L’esempio perfetto della relazione tra arte e mercato». Così lo definisce Jonathan Sutak, regista newyorchese del documentario Dons of Disco, che presenta in anteprima mondiale alla Festa del Cinema di Roma (lunedì 15 ottobre ore 18 alla Casa del Cinema e venerdì 19 alle 17 al MAXXI). Idolo della disco music italiana anni Ottanta, Stefano Zandri, in arte Den Harrow, torna a far parlare di sé quando il fotografo americano Thomas Hooker – che oggi si chiama Thomas Barbey – sbotta sul web, confessando un segreto vecchio 30 anni, ovvero che è lui la vera voce del cantante italiano, sia dal vivo che in studio. «E il mio film è un numero da equilibrista: da un lato c’è la versione di Stefano, dall’altra quella di Tom. Io, nel mezzo, sono il giudice imparziale», rivela Sutak durante l’incontro con Hot Corn qui a Los Angeles, dove vive.

UN INSOLITO FAN «Mio padre è un collezionista di dischi, ama soprattutto le colonne sonore italiane, e grazie a lui da ragazzino mi sono imbattuto in un 33 giri di Den Harrow, artista altrimenti sconosciuto alla stragrande maggioranza degli americani. Poi qualche anno fa, ascoltando la disco music italiana su internet, ho notato che YouTube mi suggeriva un video con un titolo tipo: Tom Hooker risponde alle minacce di Den Harrow. L’ho visto e la storia mi è sembrata incredibile: un italiano che finge di essere americano e canta in lip-sync con la voce di un americano costruendo un artista del tutto fabbricato. C’era parecchia ironia e sono voluto andare a fondo. Tom viveva a Las Vegas, dunque vicino a Los Angeles, e per prima cosa sono andato a sentire la sua versione dei fatti».

Una scena di Dons of Disco.

L’ARTE DEL POP «In un certo senso la storia di Den Harrow è una versione esagerata di certi esempi di musica pop. In Dons of Disco infatti a parlare non sono solo il volto e la voce del prodotto pop ma anche i due produttori, Miki Chieregato e Roberto Turatti, il compositore dei brani e la persona incaricata delle pubbliche relazioni. Se pensiamo che oggi la pop music pullula di artisti le cui canzoni sono accreditate a molteplici autori, e non si capisce chi faccia cosa, con questo film quantomeno si capisce esattamente il ruolo di ciascuno. Al punto da far riconsiderare il significato di “paternità” nell’arte della canzone pop».

Den Harrow in concerto in Germania.

DISCO MUSIC «Solo di recente ho scoperto che Stefano Zandri è apparso in un reality show, L’isola dei famosi, e che in Italia è più famoso per quello che come cantante di disco. Da americano a cui piacciono i dischi di Den Harrow e che rispetta le sue abilità di performer, credo sia un peccato non venga associato a quelle fantastiche canzoni. Qui in America oggi la disco music italiana è diventata una nicchia molto apprezzata eppure ho trovato pochissime fonti durante le mie ricerche; pare sia una parte della storia italiana che per qualche motivo venga glissata».

Tom Hooker in una scena del documentario.

IL DOCUMENTARIO «Ho mostrato Dons of Disco a gente con background diversi e ho trovato reazioni opposte: chi difendeva Den Harrow e chi invece Tom Hooker. Credo che questo documentario possa essere recepito in modo diverso a seconda se a guardarlo sia un pubblico adulto o giovane. Harrow e Hooker hanno fatto un patto quando erano ragazzi e ora che hanno raggiunto una certa età devono convivere con le loro scelte. Un pubblico più maturo di età potrebbe lasciare il cinema pensando a come certe scelte prese in passato abbiamo poi influenzato il corso della propria vita. Le più giovani invece, se abbastanza sagge, potrebbero riflettere sulle scelte da fare perché poi potrebbero condizionarli per sempre…».

  • Qui il video di Bad Boy, hit di Den Harrow datata 1985:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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