ROMA – Sembrava di essere seduti davanti a uno dei tramonti rubati a un vecchio western, proprio come nella scenografia di Eddington, il nuovo lavoro di Ari Aster al cinema dal 17 ottobre distribuita da I Wonder. Il regista newyorkese, con calma misurata e uno sguardo che mischia umorismo nero e malinconia, apre il sipario sul processo creativo del film. «È un western contemporaneo ambientato nella pandemia», spiega – un esperimento che teneva in cantiere da tempo, ma che soltanto ora ha trovato il momento giusto.
Poi quel legame con l’Italia, al quale Aster sorride come un bambino davanti alla vetrina: «Il cinema italiano mi ha molto formato». E scorre rapido il suo pantheon: Fellini e il suo onirico teatro dell’anima, Elio Petri con la sua tensione politica, Dino Risi per la commedia corrosiva, Rossellini per l’attenzione al reale e – inevitabile – Pasolini, che ha insegnato quanto l’arte possa farsi contraddizione e denuncia. È da lì, da quell’Italia visionaria, che Aster dice di aver preso il coraggio di spingere il genere all’estremo, di ibridare i toni e lasciare il pubblico sospeso. Ecco il video della nostra intervista integrale:
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