ROMA – Un cantiere ultramoderno. Turni di notte. Operai che spariscono nel nulla.
Presentato in concorso nella sezione Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia, Grand Ciel è un mystery thriller che usa la tensione del genere per raccontare un’urgenza reale: la sicurezza sul lavoro e l’invisibilità di chi resta ai margini.
Protagonista è Vincent, operaio notturno interpretato da Damien Bonnard, impegnato nella costruzione di un quartiere futuristico simbolo di progresso. Ma dietro le luci e le promesse di stabilità si nascondono precarietà, protocolli fragili e silenzi pericolosi.
Quando un collega scompare, il sospetto serpeggia. Quando a sparire è un secondo lavoratore, l’ipotesi dell’incidente isolato lascia spazio a qualcosa di più inquietante: un sistema pronto a insabbiare pur di non rallentare la macchina produttiva.
Ispirato a un fatto realmente accaduto in Francia, il film trasforma le sparizioni in una metafora potente dell’alienazione contemporanea. Le vite che svaniscono diventano il simbolo di una cancellazione silenziosa, economica e sociale.
Nel 2025, in Italia, le vittime sul lavoro sono state 1093, più di tre al giorno secondo l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega. Un dato che rende Grand Ciel un’opera necessaria oltre che tesa e disturbante.
Prodotto da Good Fortune Films e Les Films Fauves e distribuito da No.Mad Entertainment con il supporto di ARCI Roma e AGCI Calabria, il film sceglie il thriller per porre una domanda semplice e scomoda: quanto vale una vita quando il profitto viene prima di tutto?
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