VENEZIA – Nel cuore di Roma, tra le mura del Monastero di Santa Cecilia in Trastevere, ogni gennaio si compie una tradizione secolare: due agnelli appena nati vengono benedetti e affidati alle monache di clausura, che se ne prendono cura fino al momento in cui la loro lana servirà a tessere il pallio, il paramento liturgico che il Papa indossa nella solennità dei Santi Pietro e Paolo.
Da questo rito antico prende forma Agnus Dei, il nuovo film di Massimiliano Camaiti, che arriva proprio nel 2025, anno del Giubileo. La storia parte dalla forza simbolica della cerimonia per aprirsi a una dimensione più ampia, segnata dall’improvvisa malattia del Pontefice. Un evento che, nel film, diventa metafora di un equilibrio fragile e di una fede chiamata a confrontarsi con la caducità della vita.
Nell’intervista realizzata dal nostro Dario Cangemi, Camaiti riflette su come un gesto intimo – la cura materna delle monache verso gli agnelli – possa trasformarsi in cinema capace di interrogare la modernità. Agnus Dei diventa così un racconto sul legame tra tradizione e presente, sul senso del sacrificio e sulla tensione spirituale che attraversa la Chiesa alle soglie dell’Anno Santo. Con questo film, Camaiti conferma la sua sensibilità nel portare sullo schermo storie che uniscono intimità e universalità, trasformando un rituale silenzioso in una riflessione potente sul rapporto tra fede e fragilità.
- VIDEO | L’intervista completa a Massimiliano Camaiti è disponibile sul nostro canale YouTube:
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