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Topolino, la Grande Depressione e l’incredibile tempismo di Walt Disney

Un battello a vapore, un motivetto fischiettato e spirito d’innovazione: Mickey Mouse compie 90 anni

steamboat willie

Letteralmente, ad un passo dal baratro. Perché se Walt Elias Disney avesse impiegato un solo anno in più a realizzare quello che, di fatto, è stato il battesimo della figura animata più influente della storia, oggi non saremmo qui a celebrare i suoi primi novant’anni. Perché siamo a New York, nel novembre del 1928, precisamente un anno prima di quel giovedì 24 ottobre 1929 che mandò in crisi il mondo, accompagnandolo, con la Grande Depressione, fino al periodo più oscuro del Novecento. Dunque, immaginate la scena: il vento gelido corre tra i grattaceli di Midtown, e una lunga e accalcata fila, stretta nelle pellicce delle signore e nei cappotti grigi dei gentiluomini, è in attesa di entrare in sala.

Il cinema, del resto, era cosa per pochi, figuriamoci quello tra le luci e nei teatri di Broadway, isola incantata in una Grande Mela ancora grigia e inesplorata. Così, in un gremito e storico Universal’s Colony Theatre (oggi, il Broadway Theatre), prima del film Gang War (che nessuna ricorda più), vennero proiettati sette minuti e quaranta secondi con protagonista un irriverente topo a fischiettare e cantare su di un battello a vapore, di quelli che risalivano il Mississipi, trasportando carbone, capitalismo e colonialismo. In quel momento, in un apice destinato a crollare, il mondo conobbe Mickey Mouse.

Rivoluzionario per un semplice motivo il corto Steamboat Willie. E no, non è stato il primo cartone ad avvalersi del sonoro in sincrono, ma fu il primo cartoon di successo, a presentare una colonna sonora, effetti, dialoghi sincronizzati. Di successo, perché prima di Steamboat Willie, ad avere il primato tecnico in questione, è Dinner Time, della Van Beuren Studios, distribuito pochi giorni prima, senza però riscuotere lo stesso clamore che accompagnò la trovata di Walt Disney, oggi divenuta “culturalmente, storicamente o esteticamente significativa” secondo la National Film Registry.

E c’è da dire una cosa: in Steamboat Willie, al netto del segno indelebile che ha lasciato facendo entrare Topolino e Minnie nell’immaginario collettivo, diventati non solo dei simboli, ma Re e Regina di un regno che non conosce confini, c’è anche un forte significato simbolico: un topo, beffardo e impertinente, piccolo e furbo, contro il capitano dello barca, Pet Gambadilegno, ovvero il padrone, grosso e risoluto. Due modi di intendere l’America e il mondo intero: conservazione e innovazione in perenne contrasto.

Il successo, quindi. Sta tutta lì la variabile che non ha regole, a portare Walt Disney sulla strada degli immortali. Lui, che ha creato Mickey Mouse ricordandosi di un topolino marrone con cui aveva fatto amicizia nella vecchia casa di Kansas City, prima di partire per Los Angeles, verso un viale che non avrebbe mai visto il tramonto. Per buona pace di tutti quelli che lo abbandonarono, dopo che perse i diritti per il suo primo personaggio, Oswald, il coniglio fortunato, di cui, in questi giorni, sono tornate alla luce delle bobine in 16mm credute perse. Tutti tranne uno, quell’Ub Iwerks che, insieme a Walt, lavorò incessantemente a Steamboat Wille nell’estate del ’28, incrociandolo, poi, con le musiche attribuite a Wilfred Jackson e Bert Lewis, dopo una serie di tentativi andati puntualmente a vuoto.

Sembrava così impossibile sincronizzare il motivetto Steamboat Bill, o la schitarrata folk Turkey in the Straw che, oltre ad essere la melodia preferita di Billy the Kid, fu suonata la notte tra il 14 e il 15 aprile sul Titanic e poi ripresa da Hank Williams per Why Don’t You Love Me?. Del resto, le novità più importanti non possono prescindere dalle tradizioni e, si sa, quelle a stelle e strisce, un certo peso ce l’hanno. Figuriamoci quella mitologica di un topo, palesatosi novant’anni fa in un’operetta da pochi minuti, beffandosi delle regole e del corretto, con una Minnie testualmente presa per la sottana, un gatto fatto roteare e un’anatra tirata per il collo. Tradizione e novità, Mickey Mouse era ed è, al tempo stesso, tutto questo. Imparando quelle buone (e necessarie) maniere che l’avrebbero reso un’icona assoluta.

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  • Qui potete vedere la versione integrale di Steamboat Willie:

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