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La Brexit, gli Anni Ottanta e l’Inghilterra | This is England è ancora un film potente

In un momento storico carico di tumulti, andrebbe rivisto il meraviglioso titolo diretto da Shane Meadows

MILANO – La sensibilità di raccontare le periferie britanniche, tracciando quadri realistici di personaggi ai limiti della sopravvivenza caratterizzati dall’impossibilità di sentirsi parte di qualcosa che abbia a che fare con una struttura statale dove il cittadino sia parte attiva e voce responsabile, è la spia che accende la necessità e l’urgenza del cinema come strumento per esorcizzare il disagio e il malessere, oggi ancora più forti, accentuati da quel vento chiamato Brexit che non può portare nulla di buono. Allora, This Is England di Shane Meadows, uscito in Italia soltanto nell’agosto del 2011 ma presentato per la prima volta alla prima edizione della Festa del cinema di Roma ben cinque anni prima, descrive il vuoto che colma la distanza tra le persone e la classe politica.

I ragazzi di This is England

Nella post-fascista Inghilterra thatcheriana dell’estate del 1983, mentre nelle isolette delle Falkland si combatte una guerra idiota e inutile con l’Argentina, ragazzi e ragazze formano gruppetti alternativi, nei quali ciascuno cerca di fare quel che può. Qualcuno ascolta reggae, qualcun altro si fa le canne, altri si truccano o si tatuano. Tutti quanti si radono i capelli a zero. Loro si chiamano skinhead e il loro senso comunitario è talmente forte che anche Shaun, un ragazzino dodicenne che ha appena perso il padre in guerra, può far parte della banda e assumere un posto privilegiato all’interno di un collettivo che non è nient’altro che il tentativo di fuga dalla desolazione di una classe dirigente completamente incapace di ascoltare/interpretare.

Thomas Turgoose è Shaun Field

Chi sono gli inglesi e in che cosa credono? La degenerazione della Nazione è rappresentata da Combo (lo straordinario Stephen Graham), il co-protagonista del film, appena uscito di galera, ultra-nazionalista, razzista, iracondo e umorale. Ma anche lui è soggetto a reazioni di dolore e umanità, per esempio quando la ragazza della quale è innamorato lo rifiuta oppure nella costruzione del rapporto con il piccolo Shaun, paterno e affettuoso. Meadows evita qualsiasi demonizzazione dei suoi personaggi, rinuncia a qualsiasi tipo di giudizio di fronte ai loro estremismi e non cede ad ambiguità di carattere ideologico. Non esiste comunicazione tra l’Inghilterra e la gente che la abita. Le periferie di Nottingham sono quelle di qualsiasi luogo abbandonato a se stesso, e il sentimento di patriottismo è ben manifestato dall’apparente glorificazione della bandiera di San Giorgio, che viene prima strappata e custodita e poi gettata in mare.

 

This Is England è anche una meravigliosa testimonianza degli anni Ottanta capace di raccontare un momento storico in cui il bisogno di comunità apparteneva a chiunque ed era il proposito per farsi forza a vicenda e creare insieme qualcosa di creativo e alternativo. Ed è eccezionale l’utilizzo delle musiche di quel tempo, che spaziano dallo ska (Do The Dog degli Specials) alla ballata (Please, Please, Please, Let Me Get What I Want degli Smiths). Così come è splendido l’utilizzo contrappuntistico della colonna sonora di Ludovico Einaudi. Un cinema capace di raccontare la Storia e il Presente, rappresentativo dello stato sociale ed emotivo di un intero Paese. “Se hai voglia di piangere o di menare le mani, puoi contare su di me”.

Volete rivedere il film di Shane Meadows? Lo trovate su CHILI: This is England

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