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THE TESTAMENTS | Mattea Conforti: «Becka? Una ragazza che prova a capire chi è in un mondo che le dice chi dovrebbe essere»

L’attrice ci racconta il personaggio più fragile e silenziosamente ribelle della serie sequel di The Handmaid’s Tale: identità, adolescenza, amicizia e il bisogno disperato di sentirsi accettati.

ROMA – Nel mondo di The Testaments, crescere significa imparare a sopravvivere prima ancora che capire chi si è davvero. E Becka, interpretata da Mattea Conforti, è forse il personaggio che più di tutti vive questa contraddizione: una ragazza che sente di essere fuori posto dentro Gilead, incapace di aderire completamente al ruolo che il sistema ha scelto per lei. Durante la nostra intervista, Conforti ha raccontato il lato più intimo del personaggio, tra repressione, desiderio, amicizia femminile e bisogno di appartenenza.

«Quello che mi ha fatto innamorare di Becka è che fin dall’inizio è esitante, piena di dubbi verso un mondo che teoricamente non dovrebbe mettere in discussione», ci racconta l’attrice. «È cresciuta dentro la normalità di Gilead, ma sente comunque che qualcosa non torna. Interpretare qualcuno così diverso dalle altre ragazze è stata una sfida molto interessante».

Uno degli aspetti più forti della serie è il modo in cui racconta l’adolescenza dentro una società costruita sul controllo assoluto del corpo e dell’identità femminile. Eppure, anche in un luogo come Gilead, le ragazze continuano a cercare se stesse.

«Nonostante tutta l’oppressione, vediamo ancora queste ragazze essere adolescenti», spiega Conforti. «Creano amicizie, scoprono emozioni, iniziano a capire chi sono. È qualcosa di molto bello: anche in un mondo che prova a impedirti di essere te stessa, quella parte di te continua comunque a esistere».

Ed è proprio l’amicizia a diventare una forma di resistenza silenziosa nella serie. Becka, Agnes, Daisy e le altre trovano forza l’una nell’altra, creando uno spazio emotivo che Gilead non riesce completamente a controllare.

«Queste ragazze usano il loro legame per trovare forza dentro se stesse», dice l’attrice. «Viene continuamente detto loro che non possono avere amicizie profonde, che non possono avere migliori amiche. E invece continuano a cercarsi. È questo che rende quei rapporti così potenti».

Per Becka, però, il conflitto è ancora più profondo. La ragazza vive infatti un rapporto complesso con la propria identità e con sentimenti che Gilead non accetterebbe mai davvero.

«Fin dal primo episodio Becka lotta con la propria identità e con la propria sessualità», racconta Conforti. «Tutto quello che sente entra in conflitto con ciò che Gilead considera accettabile. La cosa più difficile era proprio mostrare questa incapacità di accettare completamente se stessa e, di conseguenza, anche i rapporti con gli altri».

Tra i momenti più importanti per comprendere davvero il personaggio, Conforti cita una scena chiave del quinto episodio, quando Becka si apre emotivamente con Daisy.

«In quel momento ho provato una grandissima empatia per lei», spiega. «Perché tutto ciò di cui Becka ha bisogno è qualcuno che le dica: “Io sono qui per te. Ti ascolto. Ti accetto”. È stato un giorno molto emotivo sul set».

Ma The Testaments non parla solo di repressione. Parla soprattutto di una nuova generazione che prova a ridefinire libertà, desiderio e appartenenza.

«Ricordo perfettamente cosa significhi essere una ragazza adolescente», dice l’attrice. «È il momento in cui inizi a mettere in discussione il mondo, te stessa, le persone intorno a te. Credo sia importante che le giovani spettatrici possano ritrovarsi in queste ragazze e sentirsi meno sole».

E forse è proprio qui che Becka trova il suo valore più universale: nella paura di non essere abbastanza, di non appartenere davvero al mondo che ci circonda, ma anche nel bisogno di essere vista e accettata.

«Spero che chi guarda la serie possa capire che Becka è circondata da amore, anche quando lei stessa fatica a rendersene conto», conclude Conforti. «E credo che il messaggio più importante sia proprio questo: le donne che supportano altre donne possono creare cambiamento».

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