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Terminator: Destino Oscuro | Il ritorno di Arnold Schwarzenegger e la forza delle donne

Tim Miller chiude la trilogia iniziata nel 1984 con un capitolo proiettato verso un futuro diverso

Il banner di Terminator: Destino Oscuro

ROMA – «I’ll be back», recita enfaticamente Sarah Connor, appena entra in scena, ventisette anni dopo la distruzione della Cyberdyne System. Perché, come annunciato dallo stesso (qui produttore) James Cameron, Terminator: Destino Oscuro, ignora (e finalmente cancella) i bislacchi sequel arrivati successivamente a quel capolavoro sci-fi che fu Terminator 2 – Il Giorno del Giudizio. Dove si incontravano l’action puro e fantascientifico ad una narrazione drammatica e totalizzante, nel quale Cameron mischiava la paura (per fortuna scampata) del nucleare all’imminente futuro dominato dalle macchine.

«I’ll be back»: Linda Hamiltom

Oggi, quel futuro prossiomo, in qualche modo, è arrivato. E così come fu nel 1991, va difeso da una minaccia incombente, ritornata indietro nel tempo sotto forma di un nuovo Terminator, il Rev 9 (Gabriel Luna), incaricato da Skynet di eliminare la giovane Dani Ramos, miccia che avrebbe potuto scongiurare un apocalittico 2047. Ecco, quindi, che nel nuovo capitolo diretto da Tim Miller – e dovrebbe essere l’ultimo della trilogia – il passato e il presente si rincontrano a metà strada, tra nuovi personaggi e (grandi) ritorni. Ed è un sequel contemporaneo, Destino Oscuro, perché, pur mantenendo fede alla saga e ai temi di Terminator, nelle due ore piene si riscrive il senso della salvezza, della redenzione e della speranza.

Arnold Schwarzenegger in una scena del film

La figura del messia John Connor, senza anticiparvi nulla, viene rivista totalmente, attualizzando l’idea di un’alba in pericolo salvata dalla forza di tre donne, appartenenti a piani temporali diversi. Sarah (Linda Hamilton, che torna nel suo ruolo cult), Dani (Natalia Reyes) e Grace (Mackenzie Davis). Tre guerriere diverse ma uguali, che condividono lo stesso destino di essere parte fondamentale di una lotta che, scavando a fondo, combatte le macchine e le divisioni. Allora, non è certo un caso che T-800 aka Arnold Schwarzenegger (nobile e malinconico) sia da scovare in Texas, al di là di quel muro e di quei campi di prigionia in cui vengono stipati gli immigrati clandestini messicani come Dani Ramos.

Mackenzie Davis e Natalia Reyes

Parentesi politica – e di per sé, il franchise di Terminator è un’accusa ad un mondo stereotipato dominato dalla paura e dai robot creati dall’uomo – che va a cavalcare il messaggio totale di Destino Oscuro. Allora, Tim Miller ci dice che la salvezza umana è donna. E il domani (del cinema) è delle donne. Toste e vulnerabili, caparbie e coraggiose, in un intreccio di archetipi narrativi scritto tenendo ben visibile l’anima e il corpo. Che sia fatto di metallo e ingranaggi o che sia di carne e di ossa. Così, la fine di Terminator è arrivata, pronta ad aprirsi su un nuovo inizio che, finalmente, non teme l’arrivo di un futuro mai così vicino.

Qui potete vedere la nostra intervista a Mackenzie Davis e Gabriel Luna:

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