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Il mondo invertito e il paradosso di Nolan | Perché (ri)vedere Tenet

Un film ambizioso che gioca con il concetto di tempo e con il cinema. Finalmente in streaming

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ROMA – La storia è nota: sarebbe dovuto uscire in America lo scorso 17 luglio come uno dei blockbuster estivi, ma poi il mondo che conoscevamo è cambiato nel giro di una manciata di mesi e una delle tante conseguenze è stata la chiusura dei cinema e l’arresto di un’intera industria. Ora dopo il passaggio in sala e un incasso ovviamente inferiore agli standard di Nolan (360 milioni di dollari), Tenet arriva in streaming – lo trovate su CHILI – ed è l’occasione per (ri)vedere e (ri)entrare nel favoloso mondo di Christopher Nolan tra minacce di proporzioni apocalittiche, futuro del cinema e immagini (come sempre nel caso del regista) decisamente folgoranti.

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Questione di stile: John David Washington e Robert Pattinson in una scena di Tenet.

Ma andiamo con ordine: un budget di 205 milioni di dollari, una troupe di 250 persone (impensabile oggi in pandemia!) e 7 diverse location, da Ravello fino all’India, per un film in cui si ha l’impressione che il mondo creato da Ian Fleming entri in collisione con quello di Nolan, da sempre amante di 007. Eccoci allora dentro uno spy thriller in cui azione e fantascienza convivono uniti da una misteriosa organizzazione, Tenet, che cerca di prevenire lo scoppio di un conflitto dalle conseguenze disastrose per il genere umano la cui sopravvivenza è minacciata da un’arma nucleare, creata nel futuro, a cui ha accesso un oligarca russo, Andrei Sator (Kenneth Branagh).

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Il giro del mondo: un altro momento di Tenet.

Una pellicola che gioca con il concetto di tempo e con il cinema stesso grazie al montaggio di Jennifer Lame che taglia, riavvolge, intreccia e ricostruisce. Un film dalla trama complessa ma non impossibile da decifrare in cui passato, presente e futuro non sono – ovviamente – in ordine cronologico ma si accavallano. E se il film sembra aprirsi con un MacGuffin di hitchcockiana memoria (rievocato anche nei costumi del personaggio dell’algida Elizabeth Debicki) nulla in Tenet è lasciato al caso. Se è vero che i personaggi del film possono scovare le tracce del passaggio e dell’operato degli uomini del futuro nel loro tempo, è anche vero che Nolan dissemina di indizi il film. Sta a noi osservare con attenzione per cercare di riavvolgere le fila di tutto.

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Washington con Elizabeth Debicki in una scena girata in Italia.

«Don’t try to understand it – feel it», suggerisce una scienziata a John David Washington e chissà se questa frase non sia un suggerimento diretto di Nolan a noi spettatori. Perché Tenet è un’esperienza visiva e sonora, amplificata dalla colonna sonora di Ludwig Göransson che ricorda un cuore pulsante dal ritmo incessante. Se Memento, Inception o Interstellar erano mossi da un sentimento umano, caldo e avvolgente, in Tenet la “guerra gelida” combattuta da un’inconsapevole umanità si estende alle emozioni di un antagonista, emblema dell’egoismo dell’uomo, per un film ambizioso e colossale in cui Nolan affonda nei temi sviscerati nel corso della sua carriera.

Il confronto.

Quello di Tenet è un rebus che sia Il Protagonista – così viene appellato John David Washington, non ha un nome – che gli spettatori del film devono risolvere ricomponendo uno alla volta i frammenti di una storia che è ora, ma che è anche già stata e sarà. Risultato? Un’inversione temporale, un regalo di Nolan che riavvolge magicamente un presente nel quale siamo sprofondati senza appigli, restituendoci quella (magica) normalità che avevamo perduto. Imperdibile, fondamentale.

  • Volete vedere Tenet? Lo trovate su CHILI
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Qui il trailer di Tenet:

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