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Honey Boy, quell’infanzia difficile e le mille maschere di Shia LaBeouf

Dopo una lunga attesa, arriva finalmente in digitale il film. Ecco perché dovete vederlo

Tre in uno: Shia LaBeouf, Noah Jupe e Lukas Hedges nel poster di Honey Boy.

MILANO – Ma chi è davvero Shia LaBeouf? L’adolescente prodigio della serie Disney Even Stevens? La star di Hollywood diventata famosa grazie alla saga di Transformers e a successi come Disturbia, Indiana Jones 4 e il sequel di Wall Street? Il folle sperimentatore che si trasmette in diretta streaming, senza interruzioni, mentre guarda ogni film in cui ha lavorato  in un teatro di New York? Oppure è più simile al performer che rimane chiuso, 24 ore, in un ascensore dell’Università di Oxford per chiacchierare con chiunque salga o scenda? Quel che è certo è che ognuna di queste versioni dell’attore è migliore delle ripetute condotte moleste che lo hanno portato a essere arrestato decine di volte, tra tasso alcolemico eccessivo, risse e comportamenti molesti.

Shia LaBeouf e Noah Jupe, protagonista di Honey Boy che interpreta l’attore da bambino.

Ma che cosa c’è dietro le maschere pirandelliane indossate da LaBoeuf? C’è un modo unico per scoprirlo, Honey Boy, film che, presentato al Sundance, scritto dallo stesso attore e diretto da Alma Har’El, regista al suo primo lungometraggio di finzione, doveva andare in sala con Adler ma poi causa Coronavirus arriva finalmente ora in digitale in esclusiva su CHILI. Ma cos’è precisamente Honey Boy? Un realistico racconto autobiografico, che si concentra soprattutto sul rapporto del protagonista con il padre, hippie distruttivo e autodistruttivo.

Una scena di Honey Boy con Noah Jupe nei panni del piccolo Shia.

Il personaggio che rimanda a Shia è interpretato da Lucas Hedges (Manchester by the Sea) e dal piccolo Noah Jupe (A Quiet Place), mentre proprio LaBeouf recita la parte di suo padre e dà vita a una prova sconvolgente, indossando i panni di un uomo competitivo, irascibile ed eroinomane. Il periodo “disneyano” del vero LaBeouf sembra fare a cazzotti con il suo ambiente privato, ma Honey Boy non vuole essere un’indulgente parabola nei confronti delle fragilità del suo mentore, quanto piuttosto è un autoritratto che non si concede sconti, neppure riguardo a comportamenti egocentrici e megalomani manifesti già in età adolescenziale.

Shia LaBeouf nei panni di suo padre in Honey Boy.

Eppure, dalle prime scene, la sensazione è di trovarsi di fronte a una pellicola di rara sensibilità che, al di là dei riferimenti a persone esistenti ed eventi accaduti, è soprattutto un’inquietante ed emozionante testimonianza sulla vita di un giovane attore alle prese con un genitore tossicodipendente. E chissà che Honey Boy sia stato anche il modo in cui Shia LaBeouf ha definitivamente esorcizzato il proprio passato e i propri demoni.

  • Shia LaBeouf: l’attore racconta al Sundance la sua vita in Honey Boy

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