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Sundance 2019: Honey Boy, il biopic di Shia LaBeouf sulla sua infanzia difficile

Tra eccessi e rapporti conflittuali, l’attore ripercorre la sua vita con un potente film autobiografico

Shia LaBeouf e Noah Jupe, protagonista di Honey Boy che interpreta l'attore da bambino.
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Chi è davvero Shia LaBeouf? L’adolescente prodigio della serie Disney Even Stevens? La star di Hollywood diventata famosa grazie alla saga di Transformers e a successi come Disturbia e Wall Street – Il denaro non dorme mai? Il folle sperimentatore che si trasmette in diretta streaming, senza interruzioni, mentre guarda ogni film in cui ha lavorato  in un teatro di New York? Oppure è più simile al performer che rimane chiuso, 24 ore, in un ascensore dell’Università di Oxford per chiacchierare con chiunque abbia bisogno di salire o scendere nell’edificio? Quel che è certo è che ognuna di queste versioni dell’attore è migliore delle ripetute condotte moleste che lo hanno portato a essere arrestato decine di volte, tra tasso alcolemico eccessivo, risse e comportamenti molesti.

Shia Labeouf durante la maratone dei suoi film.

Ma che cosa c’è dietro le maschere pirandelliane indossate da LaBoeuf? Forse, lo scopriremo meglio grazie a Honey Boy. Il film, presentato al Sundance, scritto dallo stesso attore e diretto da Alma Har’El, regista al suo primo lungometraggio di finzione. Un realistico racconto autobiografico, che si concentra soprattutto sul rapporto del protagonista con il padre, hippie distruttivo e autodistruttivo.

Una scena di Honey Boy con protagonista Noah Jupe.

Il personaggio che rimanda a Shia è interpretato da Lucas Hedges (Manchester by the Sea) e dal piccolo Noah Jupe (A Quiet Place), mentre proprio LaBeouf recita la parte di suo padre e dà vita a una prova sconvolgente, indossando i panni di un uomo competitivo, irascibile ed eroinomane. Il periodo “disneyano” del vero LaBeouf sembra fare a cazzotti con il suo ambiente privato, ma Honey Boy non vuole essere un’indulgente parabola nei confronti delle fragilità del suo mentore, quanto piuttosto è un autoritratto che non si concede sconti, neppure riguardo a comportamenti egocentrici e megalomani manifesti già in età adolescenziale.

Shia LaBeouf nei panni di suo padre in Honey Boy.

Eppure, dalle prime immagini, la sensazione è di trovarsi di fronte a una pellicola di rara sensibilità che, al di là dei riferimenti a persone esistenti ed eventi accaduti, è soprattutto un’inquietante ed emozionante testimonianza sulla vita di un giovane attore alle prese con un genitore tossicodipendente. Honey Boy si annuncia come una delle chicche indie del 2019 ed è il miglior auspicio per un attore dal talento straordinario ma incostante come Shia LaBeouf di trovare il modo per esprimerlo appieno, iniziando a raccontare ed esorcizzare con una trasparenza struggente il proprio passato e i propri demoni.

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