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RECENSIONI I Backrooms – Kane Parsons trasforma il fenomeno virale del web in un horror disturbante

Un viaggio claustrofobico tra corridoi infiniti, realtà deformate e traumi interiori: l’esordio cinematografico di Kane Parsons trasforma l’ansia digitale delle Backrooms in un’esperienza ipnotica e inquietante. Dal 27 maggio al cinema.

ROMA – Backrooms di Kane Parsons, prodotto da A24 e sostenuto da James Wan, porta al cinema uno dei fenomeni più riconoscibili nati dalla cultura di internet: l’idea di un luogo infinito, vuoto e impossibile, fatto di corridoi giallastri, luci al neon instabili e stanze tutte uguali che sembrano non finire mai. Non è un horror costruito su una storia tradizionale, ma su un’ossessione visiva e sensoriale: la paura di perdersi in uno spazio che somiglia al mondo reale, ma che non appartiene a nessuna realtà conosciuta. Il protagonista è Clark, interpretato da Chiwetel Ejiofor, un ex aspirante architetto che ha visto fallire la propria carriera e la propria vita personale. Gestisce un negozio di mobili in declino, un ambiente che già di per sé comunica vuoto e isolamento. Durante un controllo nel seminterrato del negozio, Clark scopre un passaggio inspiegabile nascosto oltre una parete. Spinto più dalla disperazione che dalla curiosità, decide di attraversarlo, ritrovandosi improvvisamente in un luogo impossibile: un labirinto infinito di corridoi giallastri e stanze identiche che sembrano estendersi oltre ogni logica umana. 

Sconvolto da ciò che ha visto, Clark prova a raccontare tutto alla sua terapista, Mary (Renate Reinsve), una donna altrettanto fragile, segnata da ferite e traumi irrisolti del passato. Inizialmente Mary fatica a credere alle sue parole, convinta che dietro quei racconti ci siano soltanto stress, paranoia e il crollo psicologico di un uomo ormai vicino al limite. Ma quando Clark sparisce misteriosamente senza lasciare traccia, sarà proprio lei a ritrovarsi coinvolta nell’incubo delle Backrooms, trascinata dentro quel luogo impossibile dove spazio, tempo e realtà sembrano perdere ogni significato. Da questo momento il film cambia completamente natura. Non esiste più una struttura narrativa classica basata su obiettivi chiari o spiegazioni ordinate. Esiste un solo elemento dominante: lo spazio. Le Backrooms sono un labirinto infinito fatto di ambienti ripetitivi, uffici abbandonati, corridoi interminabili e luci fluorescenti che ronzano senza sosta. Tutto appare familiare, ma leggermente fuori posto, come una copia difettosa della realtà.

Kane Parsons costruisce l’intero film su questa sensazione di disorientamento costante. La paura non nasce da un singolo evento o da una creatura specifica, ma dall’ambiente stesso: il silenzio, la ripetizione, la mancanza di punti di riferimento. Lo spettatore, insieme a Clark, perde progressivamente la percezione di dove si trovi e di quanto tempo sia passato. Il film alterna momenti più statici, quasi ipnotici, a sequenze in cui la tensione diventa più esplicita, con presenze appena percepibili o movimenti improvvisi nello spazio. Tuttavia, la sua forza maggiore resta sempre legata all’atmosfera: un senso di isolamento totale, come se il mondo esterno fosse stato cancellato.

Clark è un uomo che si sgretola dentro un ambiente che riflette e amplifica il suo stato mentale. Più si addentra nel labirinto, più perde contatto con la propria identità e con l’idea stessa di uscita.  Di conseguenza anche Mary viene trascinata dentro questa spirale inquietante. Nel tentativo di ritrovare Clark e comprendere cosa gli sia accaduto, si ritrova a confrontarsi non solo con l’assurdità delle Backrooms, ma anche con i propri traumi e con tutto ciò che aveva cercato di lasciare sepolto nel passato. Per entrambi, quel labirinto impossibile smette presto di essere soltanto un luogo fisico e diventa uno spazio mentale, una dimensione sospesa che costringe a fare i conti con paure, fallimenti e parti di sé che non possono più essere ignorate.Backrooms funziona soprattutto come esperienza sensoriale. Non cerca di spiegare troppo, né di chiudere ogni elemento in una logica rassicurante. È un film che punta a trasmettere una sensazione precisa: quella di trovarsi in uno spazio che continua oltre i suoi limiti, dove la realtà sembra essersi inceppata.

Non tutto però funziona con la stessa efficacia. In alcuni momenti il film sembra perdere parte della forza evocativa che aveva reso così potente il materiale originale, soprattutto quando prova a spiegare o strutturare in maniera più convenzionale un universo che nasce invece dall’ambiguità e dall’assenza di risposte. Resta inevitabile chiedersi perché Kane Parsons, creatore dell’immaginario originale e autore dei celebri cortometraggi su YouTube, abbia scelto di affidare completamente la sceneggiatura a Will Soodik, rinunciando a intervenire direttamente sulla scrittura di un mondo che conosce meglio di chiunque altro. Eppure, nonostante alcune fragilità narrative, l’identità del progetto rimane forte e riconoscibile. Backrooms riesce infatti nell’operazione più difficile: trasportare al cinema un fenomeno nato e cresciuto online senza svuotarlo della sua natura disturbante, preservando quell’atmosfera alienante e indefinibile che ha reso le Backrooms un vero mito contemporaneo della cultura internet.

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