in

FIRST LOOK | Dolor y Gloria: Pedro Almodóvar alla ricerca del tempo perduto

Un regista, il passato, i ricordi: cinque frame per entrare nel nuovo film del regista in sala a maggio

Preview

Pedro Almodóvar ha girato il suo 8 ½? Pare di sì, perché è evidente l’ispirazione per il nuovo film, Dolor y Gloria, in Spagna uscito il 22 marzo e in Italia a metà maggio, dopo Cannes. I riferimenti a Fellini sono palesi, tanto nella trama, che nella scelta degli attori – Antonio Banderas e Penélope Cruz – fino alle prime immagini del trailer dove troviamo un regista, Salvador Mallo, la nostalgia come compagna e una presa di coscienza: non poter continuare a rifugiarsi nell’arte, da sempre sua complice. Ma, attraverso l’analisi del trailer, cerchiamo di capire cosa aspettarci da Almodóvar: cinque fotogrammi per una storia, cinque frame per immaginare Dolor y Gloria.

Un dettaglio del poster di Dolor Y Gloria.

Schermo nero, buio in sala, poi una canzone che riempie completamente l’oscurità. È la voce di Mina quella che apre il trailer, con la sua interpretazione di Come sinfonia firmata da Pino Donaggio nel 1961. Vediamo Antonio Banderas nei panni di Salvador, sott’acqua, sta meditando. Ripercorre il suo passato, fino a riviverlo nella dissolvenza dove lo ritroviamo con il volto della fanciullezza.

Penélope Cruz appare quasi subito e il suo abbraccio al piccolo Salvador -interpretato nella versione bambina da Asier Flores – è quanto mai significativo. È la madre del protagonista, che tornerà spesso nelle memorie del personaggio, dal loro trasferimento negli anni Sessanta fino al presente, in cui sarà interpretata da una matura Julieta Serrano, già con Almodóvar in molti film.

Gli anni Sessanta, il trasferimento a Paterna, il primo amore trovato quasi per caso a Madrid. I luoghi di Dolor y Gloria sono diversi, ma la messa in scena sgargiante e preponderante di Almodóvar torna più vorace che mai, in ogni tempo e in ogni spazio. Il colore è tutto come, del resto, da sempre, lo sono in tutta la sua filmografia.

Altro frame, altro passaggio, altro contatto con la madre. Questa volta, però, Salvador è adulto, ha la fisionomia di Banderas e sul sui volto e sulle sue rughe appare tutta la malinconia per quegli anni andati, per i sentimenti provati, per le persone perse, per i ricordi che non tornano mai più. E in quella carezza, la tristezza sembra incontrare, per un momento, la pace.

Salvador – sembra dirci Almodóvar – è un artista che ha dato senso alla sua vita attraverso la scrittura e il cinema. Impossibile perciò non ritrovare uno dei luoghi chiave della settima arte: la sala e i suoi spettatori. E qui si aprono molte domande: che si tratti di un film autobiografico? Che Almodóvar stia raccontando se stesso? Possibile, gli elementi ci sono, e sono tanti. E, in fondo, è proprio quello che Fellini aveva fatto con 8 ½..

  • Qui potete vedere il trailer (bellissimo) di Dolor y Gloria.

Lascia un Commento

Il ritorno a casa di Omar Sy: perché Il Viaggio di Yao è una commedia terapeutica

Una sera all’insegna degli anni Ottanta | Hot Corn riporta in sala Top Gun