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Ortigia Film Festival: Ambra Angiolini: «Sott’acqua ho imparato di nuovo a respirare».

L’attrice racconta Afrodite, il legame con il mare, la rinascita e il suo impegno civile: l’incontro all’Ortigia Film Festival.

Un'immagine di Afrodite, il film in cui Ambra Angiolini è protagonista

ORTIGIA – Nel corso dell’ultima edizione dell’Ortigia Film Festival abbiamo incontrato Ambra Angiolini, protagonista di Afrodite di Stefano Lorenzi, un film che mescola eros, riscatto e profondità – in tutti i sensi. Durante la round table, Ambra ha raccontato con la consueta ironia e sensibilità il suo rapporto con il mare, con il mestiere d’attrice e con il bisogno di libertà che da sempre attraversa la sua vita e la sua arte.

Il mare come respiro e rinascita

«Non sono una grande appassionata del mare “da vacanza” – racconta Ambra – non mi piacciono costumi, ombrelloni, quella routine da spiaggia. Ma questo mare, quello del film, l’ho vissuto come una prigione e insieme come una liberazione. Mi ha insegnato a respirare di nuovo.
Sott’acqua ho sentito il mio respiro come non lo sentivo da tempo. All’inizio avevo paura: sono più da montagne che da profondità. Allora mi sono detta che sarebbe stato come scalare la montagna al contrario. Quell’immagine mi ha aiutato a scendere. Ho cominciato a meditare, a portare quell’atmosfera anche nel mio quotidiano. Ora il mare, per me, è il mio respiro.»

Ambra Angiolini sul set

Girare sott’acqua e il senso dell’amore

Le riprese di Afrodite sono state un viaggio fisico ed emotivo.
«Più tragicomico che difficile! – sorride –. Sott’acqua ti affidi agli altri: è come consegnare la tua vita per un momento. Con Stefano Baresi, il nostro istruttore, abbiamo imparato a respirare davvero. Io, da ballerina, facevo troppi gesti con le mani e mi dicevano: “Ambra, così sembra che vuoi risalire!”
Eppure lì sotto ho trovato una forma di bellezza ossessiva, tutta mia. Mi commuovevo, piangevo nella maschera e dovevo fare continuamente la manovra per svuotarla. Ma era bellissimo.»Il film parla anche d’amore come atto di salvezza. «Le due protagoniste si salvano a vicenda. Salvando l’altra, ognuna salva se stessa. In un momento storico come questo dovremmo tutti provare a salvare qualcun altro: l’altruismo è la forma più pura di sopravvivenza.»

Un frame tratto dal film

Donne, teatro e riscatto

Tra cinema e palcoscenico, Ambra continua a esplorare universi femminili intensi.
«Mi interessano i conflitti, le ferite. I personaggi che vincono non mi dicono molto. In teatro ho raccontato una madre e una figlia ferme in un “aborto di vita”: due donne che si impediscono di esistere. Ogni sera penso: forse stavolta si salveranno. Anche Afrodite parla di rinascita. Io nella vita non mi sono mai sentita vittima: mi nego, cado, ma torno su. Il riscatto è riuscire a respirare anche sott’acqua, quando tutti ti direbbero che non si può.»

Sul suo immaginario artistico, Ambra è disarmante:
«Non credo di averlo costruito. Sono stata partorita da menti geniali che hanno visto in me cose che io non sapevo di avere. Mi sento come un gioco da tavola “dagli otto agli ottant’anni”. Mi piace piacere alla gente, contaminare chi mi segue con ciò che mi appassiona. Ho portato persone dalla TV al teatro: vederle lì, curiose, è il mio vero successo.»

Impegno, libertà e la voce ritrovata

Nel film l’amore è anche libertà, un tema che Ambra porta con sé da sempre.
«Non faccio politica da vip, ma da cittadina. Sono sempre stata impegnata: la prima tessera del circolo Mario Mieli l’ho avuta a diciott’anni. Vado ai Pride, parlo di disturbi alimentari perché li ho vissuti. Chi fa arte deve impegnarsi, ma come persona. Quando interpreto ruoli omosessuali non penso all’etichetta, penso alla persona. È come chiedermi com’è stato fare il poliziotto donna. Ho fatto il poliziotto, punto. Se smettiamo di pensarci in categorie, tutto fluisce meglio.»

E sul rapporto tra palco e set conclude:
«Amo sia il cinema che il teatro, ma in teatro oggi ho più libertà: posso scegliere cosa dire e perché. Lavoro con persone straordinarie, anche over 80, e scopro che l’arte fa bene alla vita. È un posto dove non mi svaluto mai, dove mi sento viva.»

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