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Natalie Portman: «Vox Lux? Un ritratto del presente visto con gli occhi di una popstar»

La violenza, le paure, Hollywood, le canzoni di Sia e la danza: l’attrice racconta la sua ultima sfida

Natalie Portman è la pop star Celeste.

L’ultima trasformazione di Natalie Portman? Ha dell’incredibile. In Vox Lux, in concorso a Venezia75, l’attrice veste di panni di Celeste, una popstar scatenata. Le canzoni in realtà sono di Sia, ma la performance del Premio Oscar risulta comunque credibilissima. Si è messa nelle mani di Brady Corbet sfidando ogni paura e superando – anzi usando a suo vantaggio – un evento traumatico di quelli che cambiano la vita. Stavolta balla (niente a che vedere con Il cigno nero, però), canta e fa capricci da vera diva, anche se poi giura che Hollywood non è affatto così. L’evento al centro della vicenda coinvolge una sparatoria a scuola e ricalca gli avvenimenti della Columbine. Non è un caso: il regista è cresciuto in Colorado poco distante dal luogo del massacro e ricorda la strage come un momento che ha segnato la sua vita per sempre.

Natalie Portman e Brady Corbet al photocalla di Vox Lux a Venezia 75.

VOX LUX «Il film è uno spettacolo che mette in scena violenza da un lato e dialogo interculturale dall’altro. Offre un momento di riflessione su quanto stiamo vivendo nella realtà. Sia chiaro: non ha intenzione di lanciare alcun messaggio sociale né impartire prediche. Vuole solo che le persone si identifichino in quella situazione».

Natalie Portman a Venezia 75.

HOLLYWOOD «L’ego del mondo del cinema e quello della musica sono molto diversi. Una pop star ha una famiglia lavorativa con cui va in giro su un bus per un anno intero. Queste persone mischiano interessi e sentimenti e inevitabilmente il rapporto viene corrotto. Si vive insieme, si viaggia insieme e le relazioni cambiano. Un attore, invece, vive il set solo per un certo periodo ma senza una realtà così totalizzante».

Una scena del film.

I PERSONAGGI «Celeste non è un mostro perché lei non si vede così. E io, che la interpreto, ho l’obbligo di astenermi da ogni giudizio e di calarmi nei suoi panni senza preconcetti. Al tempo stesso non mi piace fare parallelismi tra la mia esperienza personale e quella dei personaggi a cui presto il volto: siamo persone diverse e facciamo scelte diverse, quindi non correlate».

Natalie Portman durante la conferenza stampa di Venezia 75.

PERDITA DELL’INNOCENZA «Vox Lux? Per me riguarda la perdita dell’innocenza. Quello che mi ha attratto della storia è proprio il tentativo di capire cosa fa la violenza sull’individuo soprattutto in circostanze collettive, di un trauma vissuto insieme. Mi si spezza il cuore solo a pensare come situazioni simili negli Stati Uniti siano all’ordine del giorno. Temo che l’America sia alle prese con una guerra civile».

Una scena del film.

LA VIOLENZA «Il pensiero che tu possa accompagnare tuo figlio a scuola, convinta sia un ambiente sano e protetto, e che invece ti possa trovare da genitore davanti all’impensabile è straziante. Un piccolo atto di violenza scatena un’onda lunga di conseguenze sulla società. E ha ragione Brady Corbert, regista del film, quando dice che stiamo vivendo un periodo di ansia e paura».

Raffey Cassidy, Stacy Martin e Natalie Portman a Venezia 75.

SUL PALCO «Mio marito è un coreografo e mi ha molto aiutato nella preparazione delle sequenze di danza. Sono felicissima di essere tornata a lavorare con lui anche se la sola idea di ballare m’innervosiva incredibilmente. È la paura però a catalizzare le sfide maggiori. Questo ruolo ha davvero realizzato un sogno».

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