ROMA – La sensazione è che la serialità italiana abbia definitivamente smesso di chiedere il permesso. E i Nastri d’Argento Grandi Serie 2026 lo confermano senza mezzi termini: produzioni sempre più ambiziose, cast giganteschi, autori che attraversano cinema e tv senza differenze e piattaforme ormai pronte a trasformare le serie italiane in titoli dal respiro internazionale.
A dominare l’edizione di quest’anno è Portobello di Marco Bellocchio, premiata come Serie dell’anno. Una scelta che fotografa perfettamente il momento della serialità italiana: adulta, politica, dolorosa, capace di guardare alla memoria collettiva trasformandola in racconto contemporaneo. Al centro della serie c’è Enzo Tortora, interpretato da un intensissimo Fabrizio Gifuni, dentro una ricostruzione che affonda nelle crepe mediatiche e giudiziarie di uno dei casi più devastanti della storia italiana.
Presentata fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, Portobello è anche la prima serie italiana HBO Original: un dettaglio che racconta quanto il mercato internazionale stia guardando sempre più da vicino alle storie italiane. Accanto a Gifuni, un cast che mette insieme Lino Musella, Barbora Bobulova, Romana Maggiora Vergano, Irene Maiorino e Alessandro Preziosi.
Ma i Nastri 2026 raccontano soprattutto un panorama vastissimo. Nel crime si combatte tra Gomorra – Le origini, Il Mostro di Stefano Sollima e L’Invisibile – La cattura di Matteo Messina Denaro. Nella commedia convivono mondi opposti come Call My Agent – Italia 3, Pesci Piccoli 2 e Sicilia Express di Ficarra e Picone. E poi il drama, forse la categoria che più racconta il presente della tv italiana, con titoli come Prima di noi di Daniele Luchetti, Noi del Rione Sanità e Il Commissario Ricciardi 3.
Anche le candidature attoriali sembrano fotografare un momento di enorme vitalità. Tra le protagoniste spiccano Sabrina Ferilli, Maria Chiara Giannetta e Linda Caridi, mentre tra gli attori ci sono Alessandro Gassmann, Luca Argentero e Carmine Recano.
La premiazione finale si terrà il 6 giugno a Napoli, città che ormai è diventata molto più di uno sfondo produttivo: è uno dei cuori creativi dell’audiovisivo italiano contemporaneo. E forse è proprio questo il punto. Oggi le serie italiane non inseguono più il cinema: stanno costruendo un linguaggio tutto loro.
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