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VIDEO I Intervista a Dario D’Ambrosi per Il principe della follia

È venuto a trovarci in redazione Dario D’Ambrosi per parlare de Il principe della follia e di ciò che lo ha spinto a raccontare il tema della disabilità

ROMA – È venuto a trovarci in redazione Dario D’Ambrosi per parlare del suo percorso artistico e del film Il Principe della follia. D’Ambrosi ci ha raccontato che, nel corso della sua crescita artistica, ha sempre lavorato con persone con disabilità psichiche e che, attraverso la teatroterapia, si possono salvare vite umane. Secondo lui, di questo tema si è parlato troppo poco e spesso in modo sbagliato. Quello della salute mentale e della malattia psichicha è infatti un argomento a cui tiene molto. Parlando de Il Principe della follia, D’Ambrosi ha spiegato di aver voluto raccontare un Joker reale, un ragazzo con un corpo «che parla da sé». Per questo ha scelto Stefano Zazzera come attore: lo aveva visto mentre cercava di togliere la figlia dal seggiolino dell’auto nonostante le difficoltà fisiche dovute al Parkinson. D’Ambrosi, che già lo conosceva, ha deciso di renderlo protagonista del film, recuperando un modo di fare cinema di altri tempi e puntando a una verità espressiva più forte di qualsiasi costruzione scenica.

La trama de Il principe della follia di Dario D’Ambrosi parte da un tassista in solitaria, che durante un turno notturno, carica in auto un travestito fuggito dal night club in cui si esibisce e lo accompagna a casa. Durante una pausa in un bar, l’uomo assiste a una grottesca televendita in cui un presentatore folle offre al pubblico la propria famiglia: la madre ex ballerina dell’Opera, il padre clown malinconico e Vanessa, la ballerina en travesti che ha appena conosciuto. Chi sono queste persone? E cosa le spinge a esporsi in modo così violento e autodistruttivo alla derisione e alla compassione degli altri? Nel loro passato, forse, la risposta a queste domande, e anche la sola via di salvezza.

QUI IL LINK PER L’INTERVISTA INTEGRALE:

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