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Tra gli Oasis e un altro futuro | Xavier Dolan e il lessico famigliare di Mommy

Furioso, kitsch, sfacciatamente pop: perché rimane uno dei cult degli Anni Dieci

Mommy Xavier Dolan
Antoine-Olivier Pilon, canadese classe 1997, in posa sul set di Mommy.

Furioso, kitsch, sfacciatamente pop. Mommy è un melodramma “emo-famigliare” smisurato, che l’enfant prodige Xavier Dolan spara in faccia come aria compressa alla giuria del Festival di Cannes del 2014, presieduta da Jane Campion, ottenendo il Premio della Giuria e – pare – sfiorando di un soffio la Palma d’oro. Un’edizione che presentava in concorso molti dei film più importanti di quell’anno: vinse il turco Il regno d’inverno di Nuri Bilge Ceylan, ma si ricordano soprattutto Sils Maria di Olivier Assayas, Maps to the Stars di David Cronenberg, Foxcatcher di Bennett Miller (miglior regia) e Leviathan di Andrey Zvyagintsev (miglior sceneggiatura).

24 maggio 2014: Xavier Dolan e il cast di Mommy sul red carpet di Cannes. Foto Shutterstock

Il canadese Dolan, reduce dalla Mostra di Venezia dell’anno prima dove aveva presentato il suo quarto lungometraggio, Tom a la ferme, è l’autore del film sorpresa che sconquassa gli stati d’animo, entusiasma il pubblico e spacca la critica. A molti, Xavier non è affatto simpatico, va detto: un venticinquenne che si vanta di non aver avuto una formazione registica accademica e di aver imparato a fare il regista guardando Titanic e Mamma, ho perso l’aereo. In realtà, è piuttosto difficile credere che Dolan non conosca Fassbinder e Cassavetes, che sembrano autori molto vicini alla poetica e all’estetica di Mommy.

Cannes 2014: Dolan con Antoine-Olivier Pilon. Foto Shutterstock

E non c’è dubbio che questa incoscienza e questa irruenza giovanile sia fin troppo manifesta, a tratti eccessivamente urlata. Ciononostante, è quasi impossibile non farsi coinvolgere dalla seduzione cinematografica che Dolan mette in pratica: dal gioco relativo al formato delle immagini alla potenza dei dialoghi, dalla straordinaria caratterizzazione dell’adolescente Steve (Antoine-Olivier Pilon), della madre Diane (la straordinaria Anne Dorval) e della vicina di casa Kyla (Suzanne Clément) all’ambientazione popolare del quartiere di Longueil, Dolan opta per un’idea di cinema che afferra lo spettatore per la gola e lo travolge con l’emozione pura, trasmettendo per due ore e un quarto la sensazione di una libertà creativa e di un rifiuto delle regole che ha pochi eguali tra i cineasti di oggi.

Anne Dorval e Dolan sul set di Mommy.

Mommy risulta così il suo film migliore, di gran lunga, quello in cui abbandona la patina stilistica dei precedenti (Les amours imaginaires, Laurence Anyways) e in cui non è ancora programmaticamente straziante (È solo la fine del mondo): tutto sembra dettato da un’esigenza di esprimersi, da una necessità di sfogo interiore che trova nella magia catartica del cinema la forma artistica più adatta per essere organizzata e sublimata. E che dire della impressionante sequenza di hits anni Novanta che accompagnano la visione? Celine Dion, Oasis, Counting Crows, Dido, Eiffel 65, per arrivare a Lana Del Rey: Xavier pesca dalla sua playlist le canzoni più efficaci per abbattere ogni difesa e violentarci il cuore.

Il film di Xavier Dolan lo trovate qui: Mommy

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