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Michele Venitucci: «Istmo? Una storia di isolamento e di barriere sociali»

La nostra intervista al protagonista del film di Carlo Fenizi, disponibile in digital su CHILI dal 20 maggio

Michele Venitucci
Michele Venitucci protagonista di Istmo

ROMA – Tra il valore delle relazioni autentiche e l’autoisolamento, a cui oggi più che mai possiamo sentirci vicini, Istmo fa leva sul nostro senso di spettatori e di esseri umani. Un film indipendente e autoprodotto per creare la storia di una solitudine e di un confinamento, interiore e fisico, che focalizza sul fatto che «in qualche modo senza accorgersene, già prima di questa tragica quarantena imposta dal virus, la gente si stava, chi più chi meno, isolando, cioè evitando di incontrare l’altro». Abbiamo contattato telefonicamente Michele Venitucci, interprete di Orlando, il protagonista, per parlare del film, del suo approdo alla sceneggiatura con il regista Carlo Fenizi e della relazione tra il cinema e lo streaming, per concludere con un paio di consigli di visione per i lettori di Hot Corn.

Michele Venitucci
Michele Venitucci e Carlo Fenizi sul set di Istmo

CARLO FENIZI – «Carlo non lo conoscevo. Lui mi stava cercando per propormi un lavoro che aveva precedentemente scritto, una produzione che stava mettendo su da tanto tempo. Poi questo progetto è saltato, come nelle classiche dinamiche produttive e da lì si è creata un’amicizia, un’empatia intellettuale e abbiamo iniziato un po’ a chiacchierare, di lavoro e di vita. Quindi è nata così l’idea di collaborare insieme. Per me è stato molto molto stimolante. Ci siamo ripromessi che continueremo questa collaborazione, proprio perché è stata proficua per noi, provando in qualche modo ad alzare il tiro da un punto di vista narrativo».

Michele Venitucci
Michele Venitucci sul set

LA NASCITA DI ISTMO – «Io avevo da tempo voglia di scrivere un soggetto con l’aiuto di qualcuno che avesse magari più esperienza di me in quella direzione e avrei voluto fare un esordio anche alla regia. Quindi mi sembrava l’occasione giusta. Il film è nato da delle discussioni e chiacchiere tra noi sulla tematica dell’autoisolamento e dei social. In più ambientarlo in uno spazio chiuso e quindi unico, scelta produttivamente perfetta per una produzione piccola, mi è sembrato entusiasmante. Abbiamo iniziato una collaborazione di scrittura che è stata subito molto efficace, poi Carlo ha precisato che voleva gestire la regia da solo e non ho interferito anche se c’è stato comunque uno scambio aperto sul set ed era disponibile ad accogliere delle proposte».

ISTMO
Michele Venitucci e Caterina Shuhla

L’ISOLAMENTO – «Questa storia parla di un isolamento inconsapevole, di solitudine inconscia, di barriere sociali invisibili. Cose che c’erano anche prima della pandemia ma che oggi forse conosciamo meglio perché siamo stati costretti ad osservarle, siamo stati costretti ad osservarci. Oggi le barriere (sociali) sono diventate più concrete e visibili. Tutto questo, raccontato attraverso l’immaginario onirico e grottesco di Carlo Fenizi, dà un tocco speciale alla storia.

Michele Venitucci
Una scena dal set di ISTMO

UN ESPERIMENTO RIUSCITO – «Io personalmente ritengo che il film abbia delle sue intersezioni. È un esperimento, ecco, e quindi come tutti gli esperimenti ci sono degli aspetti positivi e degli aspetti negativi però sento di proteggerlo, non solo perché mi sono esposto ma anche perché c’è la voglia di raccontare un qualcosa che è stato fatto con totale passione, con cuore e con voglia di esprimersi. E la direzione di uscita di un film come questo su una piattaforma come CHILI, che è una buona realtà tutta italiana, è ideale per la tematica e per il tipo di film».

Il protagonista di ISTMO rompe l’isolamento

LA LIBERTÀ DELLO STREAMING – «Adesso si parla tantissimo della pericolosità di far uscire subito in streaming i film che magari potrebbero essere persi e di ulteriormente uccidere le sale, in maniera più rapida. Alcuni film potrebbero aspettare secondo me l’uscita perché hanno un certo tipo di struttura organizzativa, produttiva e distributiva magari più grossa. Per altri invece, più piccoli, che magari in sala non ci arrivavano neanche, una piattaforma permette di farli uscire in maniera libera, onesta, perché uno decide di vederli, anche solo per curiosità. Io credo però che l’esperienza collettiva, quella della sala da condividere con altre persone, sia un’esperienza unica, proprio fisica. Nel personaggio di Antonia, l’attrice spagnola, c’è tutto un inter-monologo in cui racconta questo aspetto, che è un po’ la metafora del film. E questa cosa vada salvaguardata».

Antonia San Juan

ANTONIA SAN JUAN – «Il film nasce quasi con il viaggio che abbiamo fatto io e Carlo per incontrarla. Siamo andati a Madrid, abbiamo fatto una cena con lei e quello è stato l’incontro più importante che ricordo. Mi ha impressionato la maniera in cui ha voluto lavorare sull’italiano, che non parla. Ci teneva tantissimo a essere corretta e la disponibilità, l’entusiasmo e la curiosità che ha mostrato sono degli stimoli, per uno che fa questo lavoro. È una che si butta nelle avventure, anche a scatola chiusa quindi ha apprezzato la storia sulla carta. Questo è stato un bellissimo regalo e un bellissimo scambio».

Antonia San Juan gioca col fumo

IL CINEMA – «Sono un appassionato dei film di Wong Kar-wai. Se dovessi in futuro collaborare di nuovo con Carlo vorrei mischiare la sua influenza spagnola e latino americana con la mia asiatica. I film di Wong Kar-wai, come Happy Together o come In the Mood for Love, sono dei film che mi hanno in qualche modo segnato nella mia parte più adulta e che consiglierei di scoprire. In questo momento credo, in quella parte asiatica, e lo dimostra anche l’Oscar vinto dai coreani, il cinema ha qualcosa da raccontare perché osano di più rispetto al Vecchio Continente. È un po’ il loro momento. In the Mood for Love lo metto nella mia Top10, poi c’è un classicissimo che è C’era una volta in America, assolutamente epico».

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Qui potete vedere il trailer ufficiale di ISTMO con Michele Venitucci

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