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L’acqua, l’insegna la sete – Storia di Classe | Dolcezza, malinconia e una valanga di ricordi

Valerio Jalongo mette insieme un video diario (datato 2005) per un documentario ad alto tasso emotivo

Storia di Classe
Corinna e il professor Lopez in L'acqua, l'insegna la sete - Storia di Classe

ROMA – 2005, era l’anno di Totti e Spalletti. Era l’anno di Brokeback Mountain al cinema. Era l’anno dei Negramaro che ruotavano sui Mtv. “Tre minuti solo tre minuti per parlarti di me, forse basteranno a ricoprirti di bugie come se io dovessi mostrar di me quello che ancora no, non sono stato mai…”. Era l’anno della rinascita post 11 Settembre; l’anno in cui si cominciava a mollare la paura, per aprirsi ad un mondo diverso, ai nostri occhi totalmente nuovo. E chi sta scrivendo, per la prima volta, non può parlare al plurale rappresentando solo la voce del magazine. Già è complicato così, sarebbe impossibile scrivere la recensione su L’acqua, l’insegna la sete di – Storia di Classe di Valerio Jalongo (scritto con Linda Ferri) come se nulla fosse. Perché ciò che appare sullo schermo fa (anche) parte della mia vita.

Il professor Gianclaudio Lopez

Sensazione strana, come quando rivedi le foto di quando eri giovane e incosciente, figuriamoci quando rivedi il tuo posto del cuore in un film del genere. Una vita lontana anni e anni, eppure mai dimenticata. Una vita fatta di colazioni veloci, alzatacce alla mattina, campanelle che suonano tra un’ora e l’altra. Italiano, matematica, la storia del cinema studiata sul Bordwell e Thomspon. Mentre dalla finestra – in lontananza – si sentiva il rumore della Metro B, che faceva tappa a Garbatella. Dentro, a Via Libetta, tra i bicchieri di plastica delle notti brave del Goa, i muri graffiati e i banchi scarabocchiati, da generazioni di ragazze e ragazzi che, in qualche modo, cercavano il loro posto in un mondo che non dà loro la giusta dimensione. Sfogando energia, incomprensioni, ansie, problemi.

2005, la 1ª E del Cine-Tv Roberto Rossellini
2005, la 1ª E del Cine-Tv Roberto Rossellini

E quindi sì, me lo ricordo bene il progetto del professor Jalongo e del professor Lopez: realizzare un video-diario. In fondo, la nostra scuola era (e orgogliosamente è) una scuola di cinema, l’Istituto di Stato Cine-Tv Roberto Rossellini. Ricordo perfettamente i ragazzi della 1ª E, che giravano per i corridoi con una vecchia telecamera in mano. Riprendevano e si riprendevano. Scherzi, battute, parolacce, confessioni. Un reportage e un tesoro della memoria che Jalongo, oggi, ha messo insieme facendone un documentario stupefacente, un collage di attimi ritrovati e parole animate da un moto di incessante e malinconica vitalità. Frammenti di un tempo perduto, attimi fugaci ritornati di colpo al presente.

Gianluca e la telecamera

Quanta bellezza, quanta paura. Volti che avevo scordato e, come per incanto, incredibilmente riemersi sulla strada che si trova tra il cuore e la testa. Il groppo in gola, nell’ora abbondante di L’acqua, l’insegna la sete – Storia di Classe sale poco a poco, appena prendo consapevolezza di stare per entrare in un viaggio che – irrimediabilmente – mi porterà a (ri)abbracciare gli anni più belli. Perché poi, la botta forte all’anima arriva quando i ragazzi di ieri diventano i ragazzi di domani. Grazie ad un incredibile lavoro di montaggio (Mirco Garrone e Lizi Gelber) il documentario alterna le vite di Yari, Jessica, Lorenzo, Gianluca, Corinna, Ana, Alessio, mostrandoli prima a scuola e poi mostrandoli oggi. Divenuti donne e uomini alle prese con i lavori più disparati e con le esistenze più diverse, ma accomunati da un legame unico e dolcissimo.

storia di classe
Yari, oggi

“Le cassette le ho conservate nelle scatole per il vino, erano un tesoro prezioso”, dice Valerio Jalongo, “Non è mai stata raccontata la scuola in questo modo, e il documentario ha anche una valenza didattica. Ci siamo resi conto che la nostra era una presa diretta senza filtri, e abbiamo deciso di raccontare sei alunni…”. In fondo, il Cine-Tv che ricordo era questo: una fucina di sogni e di speranze, un mosaico di storie e di racconti, che incrociavano una cornice di accecante verità. In poche ma efficaci parole lo spiega Jessica: “Profondità e leggerezza, questo ho sentito rivedendomi e rivedendo la mia classe”. Ed è bellissimo che il documentario di Jalongo – campione d’incassi in Svizzera e con un lungo percorso pianificato per l’Italia – ruoti intorno ad una poesia di Emily Dickinson, spiegata in classe dal professor Lopez, che illumina quanto è importante dare valore alle cose più semplici.

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Alessio oggi insieme al Professor Lopez

Alla fine del documentario, ciò che (mi) resta addosso è un misto di emozioni parallele e continue, con la gioia e la tristezza che salgono sul ring. Nessuna delle due, però, ha il sopravvento sull’altra, bensì, si instaura una sorta di abbagliante consapevolezza: il tempo passato non è mai passato del tutto. Resta lì, sedimentato, pezzo per pezzo. Grazie a quel tempo, grazie al Cine-Tv e adesso grazie a Valerio Jalongo che mi ha riportato inaspettatamente tra quei banchi, mi rendo conto di aver preso parte a qualcosa di unico e irripetibile. Ma attenzione, tornando per un attimo nel rango dell’oggettiva, anche chi non è coinvolto emotivamente troverà ne L’acqua, l’insegna la sete – Storia di Classe una narrazione e delle storie in grado di scombussolare e scuotere, allargando a dismisura il pensiero. Potere del cinema, potere dei ricordi. Che, guarda caso, sono la stessa cosa.

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Qui il trailer di L’acqua, l’insegna la sete – Storia di Classe:

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