VENEZIA – L’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ha portato in concorso due film giapponesi che, pur muovendosi su territori lontani, si incontrano attorno a una stessa idea: il passato non rimane mai davvero alle nostre spalle. Look Back, il nuovo film di Hirokazu Kore-eda, e Nelson san, anata ha hito wo koroshimashitaka? (Mr. Nelson, Did You Kill People?) di Shinya Tsukamoto raccontano due forme di memoria e due esperienze che continuano ad agire sul presente. Da una parte l’amicizia, la formazione e la perdita; dall’altra la guerra, la violenza e il trauma.
Con Look Back, Kore-eda si confronta con un materiale che appartiene a un universo apparentemente distante dal suo cinema: l’adattamento live action dell’omonimo manga one-shot di Tatsuki Fujimoto. Il manga era già arrivato sullo schermo nel 2024 con il film d’animazione diretto da Kiyotaka Oshiyama, rendendo il progetto di Kore-eda ancora più interessante: il regista non parte da una storia inedita, ma da un’opera già conosciuta e da una precedente versione cinematografica. Al Lido è stato quindi centrale capire quale forma avrebbe assunto questo racconto attraverso il suo sguardo.
Al centro ci sono Fujino e Kyomoto, due ragazze unite dalla passione per il disegno e dal desiderio di diventare mangaka. Fujino è sicura di sé, brillante, abituata a riconoscere il proprio talento. Kyomoto, al contrario, è introversa e vive quasi completamente chiusa nel proprio mondo, dedicando al disegno ogni energia. Il loro incontro dà origine a un rapporto che attraversa tredici anni e accompagna entrambe in momenti decisivi della loro crescita.
È una storia che permette a Kore-eda di tornare a uno dei temi ricorrenti del suo cinema: il modo in cui gli altri entrano nelle nostre vite e finiscono per modificarle. L’amicizia diventa così una forma di scoperta, ma anche il luogo in cui si misura la distanza tra ciò che eravamo e ciò che siamo diventati. Nel film Kore-eda firma sceneggiatura, regia e montaggio. Nel cast Natsuki Deguchi, Aju Makita, Furi Nanase, Rokka Okada, Masaki Suda e Kankuro Kudo.
Con Mr. Nelson, Did You Kill People?, Tsukamoto si sposta invece verso la memoria della guerra e le conseguenze che lascia su chi l’ha combattuta. Il titolo è una domanda diretta, quasi brutale: “Signor Nelson, hai ucciso delle persone?”. Una domanda che diventa il punto di partenza per raccontare la vicenda reale di Allen Nelson, veterano afroamericano della guerra del Vietnam.
Tsukamoto sceglie di osservare il conflitto da una prospettiva meno frequentata: quella di chi ha partecipato alla guerra e si è trovato a esercitare la violenza. Il campo di battaglia, in questo caso, non coincide con la fine della guerra. Resta nel corpo e nella memoria, attraverso il trauma e le conseguenze psicologiche di ciò che è stato vissuto e compiuto.
È un tema che si inserisce nel percorso del regista giapponese, da sempre attento alla relazione tra corpo, paura e trasformazione. La guerra diventa anche una condizione mentale, qualcosa che continua a esistere quando l’esperienza concreta è ormai terminata. Mr. Nelson, Did You Kill People? nasce da una ricerca portata avanti da Tsukamoto per anni e si lega al suo precedente lavoro sul conflitto, Fires on the Plain, presentato alla Mostra di Venezia nel 2014.
Nel cast Geoffrey Rush, Rodney Hicks, Mark Merphy, Tatyana Ali e Lily Franky. Il film dura 116 minuti ed è una coproduzione tra Giappone, Stati Uniti, Thailandia e Vietnam.
La scelta di portare entrambi i film in concorso all’83ª Mostra di Venezia mette così in relazione due modi di interrogare la memoria. In Look Back, il passato è legato a una persona che ha attraversato la nostra vita e che continua ad accompagnarci anche quando non è più accanto a noi. In Mr. Nelson, Did You Kill People? invece, il passato coincide con un’esperienza dalla quale non è possibile prendere davvero le distanze.
Kore-eda racconta il modo in cui un legame può diventare parte della nostra identità. Tsukamoto si chiede cosa succede quando a definire quella stessa identità è un gesto che vorremmo dimenticare. È forse qui che i due film finiscono per incontrarsi: non nella storia che raccontano, ma nella domanda che lasciano aperta. Quanto del nostro presente appartiene ancora a ciò che è accaduto prima?
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