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INTERVISTE I Luciana Migliavacca: «Siamo passati dal possesso all’accesso, ma i giovani stanno riscoprendo il supporto fisico»

Dalla riforma del cinema alla riscoperta di DVD e Blu-ray, fino alla lotta alla pirateria: la presidente di UNIVIDEO racconta come sta cambiando l’home entertainment e perché il supporto fisico ha ancora un futuro

ROMA – Il DVD sembrava destinato a diventare un oggetto del passato. Poi qualcosa ha cominciato a cambiare. Nell’epoca dello streaming, delle piattaforme e dei cataloghi disponibili con un click, una parte del pubblico – sorprendentemente anche molto giovane – sta riscoprendo il piacere di possedere un film, collezionarlo e conservarlo. Un ritorno al fisico che si inserisce in un mercato profondamente diverso rispetto alla stagione d’oro dell’home video e che oggi cerca un nuovo equilibrio tra supporti tradizionali e digitale. Ne abbiamo parlato con Luciana Migliavacca, presidente di UNIVIDEO, partendo dalla riforma del cinema e dal riconoscimento dell’home entertainment all’interno della filiera, per arrivare alla Generazione Z, alla memoria dell’epoca dei videonoleggi e a una pirateria che continua a pesare sull’industria audiovisiva.

Partiamo dalla riforma del cinema: perché UNIVIDEO l’ha accolta positivamente e cosa vi aspettate adesso?

«La Direzione Cinema ha finalmente recepito le istanze evidenziate da UNIVIDEO a sostegno del settore e delle imprese che lo compongono, mettendo al centro il ruolo dell’home entertainment, componente essenziale della filiera del cinema e strumento di diffusione e valorizzazione nel tempo delle opere audiovisive. Quello che ci attendiamo adesso è di essere messi nella condizione di poter sostenere e sviluppare adeguatamente il comparto. In particolare auspichiamo che i decreti attuativi prevedano strumenti e incentivi per il recupero e la valorizzazione delle opere, riconoscendo anche il contributo che l’home entertainment può offrire alla rimessa in circolazione dei cataloghi». 

Chi compra oggi un DVD o un Blu-ray? È cambiato il pubblico rispetto a dieci o vent’anni fa?

«È certamente un pubblico che non ha più a disposizione punti di incontro fisici dove guardare, cercare, trovare e condividere esperienze legate al cinema, come ad esempio accadeva molti anni fa nei Blockbuster localizzati in tantissime città. Oggi la televisione digitale e le piattaforme mettono a disposizione h24 film, serie, documentari, eventi live, cartoons e questo indubbiamente influenza il consumatore a non muoversi da casa, offrendogli tanti contenuti in forme diverse e fruibili in qualunque momento. In sostanza si è passati dal possesso all’accesso. Ma qualcosa sembra che stia cambiando, soprattutto tra la Generazione Z. C’è la curiosità di tornare a possedere il supporto fisico, soprattutto perché le librerie digitali hanno un catalogo a tempo e poi perché ormai le piattaforme sono tantissime e spesso i giovani si stancano di dover “scrollare” le diverse app per ricercare il contenuto audiovisivo di loro interesse. I supporti fisici di nuova generazione oggi sono in grado di soddisfare pienamente qualunque tipo di esigenza performativa, sia sotto il profilo sonoro sia sotto quello visivo. E per chi ama davvero il cinema, questo non è un dettaglio. Per questa ragione come UNIVIDEO stiamo promuovendo da tempo campagne di comunicazione e sensibilizzazione dedicate sia agli appassionati e collezionisti sia verso i giovani, andando nelle scuole e coinvolgendoli direttamente in contesti dove il loro interesse è focalizzato sulla ricerca di contenuti speciali e affascinanti da possedere e non solo da fruire in modo “liquido”. È necessario coinvolgere i giovani e far conoscere loro le performance del supporto fisico, che sono ancora tante e soprattutto permettono una visione equiparabile alla sala cinematografica».

Lei ha vissuto in prima persona la stagione d’oro dell’home video come amministratrice delegata di Medusa Video. Se confronta quel mercato con quello di oggi, qual è stata la trasformazione più profonda: economica, tecnologica oppure nel rapporto che il pubblico ha con i film?

«Mi riporta indietro nel tempo: un periodo straordinario durato oltre un ventennio. I film appena usciti al cinema venivano pubblicati in supporti e venduti nei negozi specializzati e nelle grandi catene. Si pensava al recupero della storia del cinema, ai bellissimi e straordinari film classici che raccontavano la cultura, il sociale, la storia del nostro Paese. Si pensava di poter entrare nelle case degli italiani per portare allegria, conoscenza, approfondimento. Si pensava di poter far scegliere ai piccoli un cartone animato dalla copertina del supporto. Un mondo analogico che ha cresciuto tante generazioni di persone. Le nuove tecnologie poco alla volta hanno trasformato la società e, ovviamente, anche l’industria audiovisiva. Nuovi device, nuove modalità di fruizione, tutto più veloce e accessibile con un click. C’è però un aspetto che non è cambiato nonostante si sia entrati dentro un mercato audiovisivo liquido: chi ama il cinema, nonostante le evoluzioni, rimane affezionato a una modalità di fruizione capace di regalare un’esperienza e un’emozione. Per questo sono convinta che il “fisico” rimanga centrale.

Siamo in un momento di profonda trasformazione che tutti quanti, comprese le nostre aziende, devono cogliere nel modo giusto. La tecnologia avanza rapidamente, occorre concentrarsi sulle esigenze dei consumatori, studiare a fondo modalità di offerta e di fruizione diverse a seconda di variabili che necessariamente mutano: penso alle fasce di età, agli interessi dei contenuti, ai momenti in cui si punta allo svago. Come UNIVIDEO riteniamo che supporto fisico e contenuto digitale siano come fratelli. È la modalità di fruizione che li rende diversi ma, allo stesso tempo, complementari. Da appassionata di cinema poi non posso non pensare all’enorme patrimonio culturale raccontato dagli anni Quaranta in poi proprio dal cinema, con film straordinari che hanno scandito la crescita sociale del nostro Paese. La televisione e il cinema hanno sempre avuto un ruolo centrale nelle generazioni che hanno fatto l’Italia. Questo processo non si interromperà, ne sono certa! Se poi dobbiamo parlare di sostenibilità economica del settore, è indubbio che la tecnologia e il conseguente cambiamento di fruizione dei film abbiano influito sull’economia dell’industria audiovisiva. Ma abbiamo una buona notizia: dovrebbe aprire un videonoleggio a Roma e noi speriamo che ve ne saranno altri». 

Quanto pesa oggi la pirateria sull’home entertainment? È cambiata insieme al mercato oppure continua a rappresentare uno dei principali ostacoli per gli editori audiovisivi?

«La pirateria continua sicuramente a rappresentare uno dei principali ostacoli per il settore dell’home entertainment, soprattutto per il danno economico legato allo sfruttamento illegale delle opere cinematografiche. Nel 2025 questo danno è stato stimato in circa 290 milioni di euro. Allo stesso tempo, però, c’è un dato positivo: l’andamento è in calo rispetto al 2024 e al 2023. Questo significa che gli strumenti messi in campo per contrastare questo preoccupante fenomeno stanno producendo risultati incoraggianti. In tal senso è decisivo il lavoro condotto quotidianamente dalla FAPAV, sia attraverso la costante attività di monitoraggio e di segnalazione delle violazioni online, sia grazie alla collaborazione con le Forze dell’Ordine e tutte le Istituzioni. C’è da dire che, accanto all’attività di contrasto, resta fondamentale la prevenzione, soprattutto nei confronti dei più giovani. È importante far comprendere che dietro la pirateria non c’è semplicemente la visione illegale di un film, ma un meccanismo distorto che crea un danno concreto all’intera filiera audiovisiva. Quindi direi che la pirateria non è affatto un problema superato, anche se i segnali più recenti sono abbastanza incoraggianti e mostrano che la strada intrapresa sia quella giusta. Occorre lavorare in modo sistemico tra imprese, Forze dell’Ordine, Istituzioni e associazioni di rappresentanza per promuovere la cultura della legalità e favorire lo sviluppo di modelli di fruizione audiovisiva sempre più sostenibili e accessibili a tutti. I film sono cultura, e la cultura segna la storia di un Paese e delle generazioni passate, presenti e future».

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