di Anna Gaia Cavallo
SALINA – Stessa location – Salina, l’isola delle Eolie resa celebre in tutto il mondo da Il Postino – stessa madrina, Maria Grazia Cucinotta, protagonista della pellicola, ma ospiti diversi e tante novità: la manifestazione non smette di rinnovarsi, pur restando sempre fedele a sé stessa. Ogni anno permette a Salina di diventare, anche se per pochi giorni, la capitale del cinema, e ai suoi abitanti di fare il pieno di cultura cinematografica. Ma non solo, perché a essere celebrate sono tutte le arti, anche la musica. Quest’anno gli ospiti, infatti, saranno Giancarlo Giannini, gli attori Cristiana Capotondi, Chiara Francini, Aurora Quattrocchi, Corinne Cléry, Vincenzo Ferrera, il regista Marco Risi, Gerardo Ferrara (controfigura de Il Postino) e il sassofonista jazz Nat Minutoli.
Tra Salina e la rassegna esiste un legame indissolubile e sinergico. Se Salina permette alla rassegna di esistere nel nome dell’ultima celebre pellicola di Troisi, la manifestazione ricambia offrendo all’isola una straordinaria vetrina: ogni anno tantissimi volti del cinema e della musica la scoprono proprio grazie all’evento. “Questo premio valorizza molto il territorio e l’arcipelago eoliano, patrimonio Unesco”, ha affermato il direttore artistico Massimiliano Cavaleri. Proprio con lui abbiamo parlato di com’è cambiato il festival negli anni e di tutte le novità di questa edizione.

Sta per partire la 15° edizione del Marefestival Salina Premio Troisi, che celebra non solo la carriera di Troisi, ma anche il cinema e le sue eccellenze. È un traguardo importante: quali saranno le novità di quest’anno?
«Per la prima vota ci sarà una serata a Pollara, nei luoghi in cui fu girato il Postino, film candidato a 5 premi Oscar. Inoltre, faremo la rappresentazione teatrale del film nell’iconica piazzetta che Troisi rese celebre in tutto il mondo e anche questo è un unicum. Il nostro è un festival del cinema, ma ha sempre accolto anche altre forme d’arte: per questo motivo ho avuto l’idea di avviare questa iniziativa. I protagonisti saranno circa 30 attori della compagnia siciliana Tabula Rasa. E chissà che questa non sia solo la prima e che poi riescano a portare la rappresentazione in altri teatri italiani. Inoltre, scopriremo il restyling della scultura dedicata a Massimo Troisi, donata all’isola 14 anni fa, insieme a Maria Grazia Cucinotta, la nostra madrina, e Gerardo Ferrara, un insegnante di educazione fisica, nonché la controfigura di Troisi nel Postino. Quest’ultimo inoltre leggerà la dedica cartacea consegnatagli dall’attore».
Questa installazione è stata rovinata negli anni dalle intemperie e ora restaurata. È un po’ un modo per dire che il cinema ha il potere di resistere anche al tempo che passa e di rendere tutto immortale?
«Questa installazione a opera del maestro Antonello Arena, è stata una mia idea. All’epoca della realizzazione la chiamammo Oltre il tempo, proprio perché il linguaggio cinematografico – come quello musicale del resto – è eterno. La bicicletta oltrepassa la realtà fisica e resta per sempre.
Come ha accennato, anche quest’anno la madrina sarà Maria Grazia Cucinotta, divenuta celebre nel 1994 proprio grazie al film Il Postino. La sua presenza è fondamentale ormai per la manifestazione, possiamo dire.
L’attrice, prima del Premio Troisi, non era mai voluta tornare a Salina perché farlo l’avrebbe intristita troppo. Eppure, quell’isola le ha cambiato la vita, le ha permesso di volare oltreoceano, sbarcare a Los Angeles, agli Oscar. Così, dopo 20 anni di assenza, 15 anni fa, grazie al nostro invito ha deciso di superare la sua paura e tornare: quell’anno, inoltre, è stata anche premiata. Da allora è diventata una presenza fissa e poi nel tempo abbiamo invitato tanti personaggi del film, tra cui Anna Bonaiuto, ossia Matilde Urrutia, la moglie di Philippe Noiret (Pablo Neruda) nel film».
Parlando de Il Postino. Secondo lei perché questo film è così importante, ancora oggi?
«Per varie ragioni. In primis è un film che ha trasmesso il grande sforzo di Troisi: l’attore stava molto male, ma ha messo da parte la salute del suo cuore per regalare questo film al suo pubblico. Ha anteposto il pubblico a sé stesso e le persone lo hanno percepito. Poi, è un film che lancia un messaggio importante, molto attuale: le arti, come la poesia di un premio Nobel per la letteratura come Pablo Neruda, possono essere accessibili anche alle persone più semplici, come un portalettere isolano, che non aveva la cultura ma aveva la profondità. Questa era proprio la cifra stilistica di Troisi: sapeva dire cose toccanti e mai banali, ma con una semplicità che le rendeva comprensibili per tutti. Questa chiave poetica ha determinato il successo del film secondo me».
Allargando il raggio visivo dal film alla carriera intera di Troisi, quanto pensa che sia stato importante la sua figura e che lo sia ancora adesso?
«Troisi ha trovato un altro modo per interpretare la commedia napoletana: si è inserito nel filone di grandi nomi del calibro di Totò, De Filippo e l’ha resa moderna. Inoltre, lo ha fatto in un periodo di grandi cambiamenti, in cui vi era l’ascesa di Verdone, Nuti, Benigni, ognuno con la sua cifra stilistica. Troisi ha girato pochi film – per una questione anagrafica – ma sono tutti indimenticabili. C’è poi un dato sorprendente, ma molto positivo: oggi anche i giovanissimi lo stanno riscoprendo, insieme ad altri esponenti della “vecchia scuola”, come Villaggio, tanto per citarne uno».
Facciamo un passo indietro. A ideare il festival è stato proprio lei, insieme a Patrizia Casale e Francesco Cappello. Com’è nata l’idea?
«Noi siamo tutti giornalisti messinesi, ma siamo sempre andati in vacanza a Salina. Io, nello specifico, ho sempre avuto una grande passione per il cinema. Considerando che sull’isola nessuno aveva mai fatto nulla per celebrare Troisi, abbiamo avuto l’idea di creare il festival. La prima edizione, però, fu dedicata in realtà a Lucio Dalla, che era venuto a mancare quell’anno e che frequentava Salina: si chiamava Stelle di Mare, parafrasando la sua canzone, era una piccola rassegna di musica e cinema e invitammo Marco Alemanno, il suo storico compagno. Nella seconda edizione, nel 2013, fondammo il premio Troisi. Fin dai primissimi anni poi è cresciuto tantissimo: già nel 2015, abbiamo ospitato Matt Dillon, premio Oscar, Sergio Castellitto, Margaret Mazzantini, Valeria Solarino, Valerio Grimaldi, Sabina Guzzanti. La crescita è stata talmente rapida che il nostro festival, che ha “solo” 15 anni di vita, viene quasi paragonato ad altri che ne hanno anche 30, 40».
Ha menzionato alcuni dei nomi di grandi protagonisti di questi anni di Premio Troisi, a cui potremmo aggiungere Pupi Avati, Massimo Boldi, Francesco Pannofino, Neri Parenti, Lino Banfi, Sabrina Impacciatore e tantissimi altri. C’è stato qualche momento particolarmente emozionante legato a qualcuno di loro?
«Uno dei momenti più toccanti è legato ad Enzo De Caro, uno degli amici storici di Troisi, insieme a Lello Arena: gli ha dedicato una canzone e si è commosso. Come lui, anche Sabrina Impacciatore, Sandra Milo erano molto emozionate ed emozionanti durante la manifestazione. Tra l’altro il premio è il quadro scultura con il manifesto del film e il volto di Troisi, quindi già di per sé è estremamente evocativo e commovente. Basti pensare che gli artisti vengono senza cachet, a titolo gratuito: il loro fine è solo commemorare Troisi e conoscere i luoghi de il Postino».
Ricordiamo che Salina, che ogni anno diventa la capitale del cinema durante questa manifestazione, non ha un cinema… Questo per il Premio ha mai rappresentato un limite?
«No, anzi noi abbiamo portato il cinema a casa delle persone: gli isolano vivono in un territorio meraviglioso, ma hanno anche tanti limiti. Nei giorni del Festival Salina diventa una piccola capitale del cinema, con proiezioni, interviste, premiazioni e con la presenza di artisti, anche emergenti. A questo proposito, negli anni abbiamo dedicato premi anche a personaggi che non erano molto conosciuti e che hanno fatto poi carriera dopo. Faccio sempre l’esempio di Fabio Mollo, oggi uno dei registi più apprezzati: lo abbiamo premiato nel 2014, quando aveva girato il suo primo film ambientato a Reggio Calabria, “Il Sud è niente”. Possiamo quindi affermare di aver anche scoperto e fatti scoprire diversi talenti emergenti. Comunque, attualmente è in atto un progetto privato a Salina: c’è un crowfunding in corso per creare un cineteatro dedicato a Troisi, che sarebbe utilissimo per fare spettacoli, eventi, proiezioni».
Tornando al Premio, quest’anno Aurora Quattrocchi, Cristiana Capotondi, Chiara Francini e Corinne Cléry saranno premiate nella categoria “Attori”, Marco Risi nella sezione “Registi” e per i “Comici” Vincenzo De Lucia, mentre l’ospite d’onore sarà Giancarlo Giannini. Come mai sono stati scelti loro?
«Volevamo raccontare generazioni e sfaccettature diverse del cinema. La Quattrocchi è un’attrice storica siciliana, quest’anno ha anche vinto il David (come Miglior attrice protagonista, grazie alla sua intensa interpretazione nel film Gioia mia, diretto da Margherita Spampinato, ndr). La Capotondi ha iniziato a recitare giovanissima, a 12 anni, e ben presto dalle commedie leggere è passata a film impegnati ed è molto amata. La Francini ha una carriera lunga ed è molto versatile, ha scritto libri, fatto teatro, tv, cinema. La Clery fa parte di un’altra generazione, a cui noi abbiamo sempre dato molto spazio: lo scorso anno, ad esempio, abbiamo invitato Barbara Bouchet e comunque abbiamo sempre fortemente voluto icone degli anni ’70 e ’80.
C’è da aggiungere che quest’anno omaggeremo 007: la Cucinotta ha recitato in “Il mondo non basta”, la Clery ha impersonato Corinne Dufour, la Bond Girl in “James Bond Agente 007 – Moonraker – Operazione spazio”, accanto a Roger Moore, e Giancarlo Giannini ha interpretato l’agente segreto dell’MI6 René Mathis in due celebri film della saga al fianco di Daniel Craig: “Casino Royale” e “Quantum of Solace”. Questo è un filo conduttore tra gli ospiti: possiamo affermare che gli italiani che hanno preso parte a 007 negli anni sono ampiamente rappresentati. Tornando ai premiati, Marco Risi lo abbiamo scelto perché è molto legato alla Sicilia. Ha diretto “Mery per sempre” – che tra le altre cose segnò l’esordio della Quattrocchi e questo è un altro filo conduttore tra gli ospiti – “Ragazzi fuori” e altri film girati nella regione.
Per quanto riguarda Vincenzo De Lucia, è lui il comico del momento: è napoletano come Troisi inoltre, e quest’anno farà un omaggio a Ornella Vanoni. Il nostro è anche un momento di spettacolo in piazza, quindi lui è perfetto.
Ci sarà poi Vincenzo Ferrera, attore palermitano, con tante fiction alle spalle, divenuto famoso anche grazie a Mare Fuori.
Infine, Giancarlo Giannini non ha bisogno di presentazioni. Lo inseguivo da anni, carriere come la sua sono impossibili da replicare oggi: ha alle spalle 150 film, 60 anni di carriera, tantissimi premi vinti, ruoli diversissimi ricoperti e inoltre è anche un grande doppiatore».
Un’ultima domanda: esiste secondo lei oggi un artista che può quantomeno provare a eguagliare Troisi, una sorta di suo erede?
«Questa è una bella domanda. Troisi era unico, per il suo modo di recitare e di parlare. A livello di commedia, scrittura, sceneggiatura, forse Zalone potrebbe essere il nuovo Troisi, anche se si avvicina molto anche a Paolo Villaggio. È difficile però paragonarlo a Troisi, perché di fatto lui è ineguagliabile».








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