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INTERVISTE I Teho Teardo ci racconta la colonna sonora di Portobello, tra tensione trattenuta e memoria collettiva

Teho Teardo e la partitura di Portobello: raccontare Tortora tra compressione emotiva e fragilità

Teho Teardo

ROMA – C’è forse un punto preciso, nelle grandi storie (e questa lo è), in cui il suono smette di essere accompagnamento e diventa coscienza. Portobello, la serie diretta da Marco Bellocchio e dedicata alla vicenda di Enzo Tortora, sembra nascere proprio lì: in quella zona di frizione tra l’interiorità di un uomo e il rumore — spesso assordante — del mondo che gli crolla addosso. Disponibile i in digitale su tutte le principali piattaforme, PORTOBELLO (Original Soundtrack), pubblicata da CAM Sugar e Our Films, raccoglie dodici composizioni originali di Teho Teardo che si inseriscono con precisione chirurgica dentro questa frattura. Non una musica “di commento”, ma una materia viva che accompagna la serie — prima produzione italiana di HBO — nel suo attraversamento del trauma, della memoria e della percezione pubblica. Al centro, due linee di forza: da un lato la fermezza silenziosa di Tortora, mai urlata, mai concessa allo sfogo; dall’altro il disordine crescente di un sistema che implode.  Nei suoi racconti emerge un approccio che rifugge la retorica e si concentra su qualità più sottili: la gentilezza, l’ostinazione, la vulnerabilità. Elementi che diventano suono e che trovano forma in una scrittura consapevole del peso — non solo artistico, ma anche etico — di confrontarsi con una storia reale. In questa nostra chiacchierata con lui il compositore ci ha raccontato il processo creativo, il dialogo con Bellocchio e le riflessioni personali su una delle pagine più complesse della nostra storia recente.

Portobello racconta una vicenda profondamente radicata nella memoria collettiva italiana. Da compositore, qual è stato il primo impulso emotivo o sonoro quando ti sei confrontato con questa storia?

«Ho pensato che avrei dovuto scrivere qualcosa che potesse far riemergere l’atteggiamento di Tortora in questa vicenda: gentile, determinato, ostinato e mai aggressivo. La forza sovrumana di Tortora nell’attraversare un periodo drammatico in cui implodeva senza far uscire altro da sé».

Hai parlato di due brani chiave, “Tortora per un po’” e “Conseguenze inaspettate”. In che modo questi due temi rappresentano i due poli drammaturgici della serie?

«Il primo cammina con Tortora per tutta la serie, sta con lui. Il secondo è il mondo attorno a lui che va in pezzi. Intorno a queste due traiettorie si snodano tutti gli altri aspetti del racconto musicale. Dentro e fuori».

Questa è una serie diretta da Marco Bellocchio, autore con un universo molto preciso. Come si è sviluppato il vostro dialogo creativo sulla musica?

«Abbiamo avuto una collaborazione significativa sia sul piano artistico che semantico, dove il rapporto tra musica e immagini rientrava sempre in una logica di senso del film. La presenza della montatrice Francesca Calvelli è stata determinante in questo progetto».

Quando componi per una storia vera, senti una responsabilità diversa rispetto a un racconto di finzione?

«Scrivere musica è sempre una questione di responsabilità, indipendentemente dal progetto. La scrittura musicale ha talmente tante articolazioni, sociali, politiche, personali che senza consapevolezza restituirebbe ben poco».

Cosa ti ha lasciato, personalmente, la storia di Enzo Tortora?

«La consapevolezza di quanto possiamo essere vulnerabili e fragili».

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