ROMA – Edoardo Miulli è una delle new entry più interessanti di Don Matteo 15: l’attore veste i panni di Giona, personaggio che non ama le regole e che potrebbe finire per riscriverle. Dopo essersi fatto notare dal grande pubblico con Riv4li su Netflix (dove interpretava Dario), Miulli arriva nella serie Rai in un momento particolarmente intenso della sua giovane ma già ricca carriera. Tra set, ruoli in crescita e un seguito già forte tra i giovanissimi, il suo nome è sempre più al centro della nuova generazione di attori italiani.
Edoardo, ti chiedo subito del tuo nuovo ruolo in Don Matteo 15. Se Giona fosse un messaggio per i ragazzi della tua età, quale pensi che sarebbe?
«Giona è un ragazzo di 16 anni che ha smesso di credere nella scuola e nel futuro, si sente un pesce fuor d’acqua in qualsiasi ambiente. Di certo il fatto che nessuno si fosse accorto che soffre di ADHD ha peggiorato le cose; Giona si è sempre sentito inadeguato, diverso dagli altri, quello ”non al passo”…. Ma poi le cose cambiano. Se Giona fosse un messaggio per i miei coetanei sarebbe quello che non bisogna mai perdere la fiducia in sé stessi, che per tutti c’è un posto nel mondo, basta trovare la propria strada e non aver paura di percorrerla. Che non è mai sbagliato chiedere aiuto quando si è in difficoltà e che ci sono persone pronte a sostenerci».
Entrare in una serie così longeva e amata significa inserirsi in un “mondo” già definito. In cosa ti sei sentito libero e in cosa invece ti sei sentito responsabile come new entry?
«Non nascondo che all’inizio avevo un po’ di timore, entrare in un set con una squadra già consolidata da anni un po’ spaventa, non sapevo se e come sarei stato accolto. Il primo giorno di set mi sono reso conto che l’ambiente era super sereno, mi hanno accolto tutti con il sorriso, integrato immediatamente nella big family di Don Matteo. Ho avuto i miei spazi e la libertà di dare spessore e veridicità al personaggio di Giona, la responsabilità che mi sono sentito è la stessa che avverto normalmente nei progetti che affronto, quella di riuscire a rendere il personaggio vero ed emozionante».
Hai iniziato a recitare scrivendo spettacoli per la tua famiglia. Oggi che lavori per milioni di spettatori, cosa è rimasto di quel bambino che voleva solo far ridere o emozionare i parenti?
«È rimasto tutto di Edoardo: i sogni, la passione, l’autenticità, c’è solo una consapevolezza diversa. Ho le idee chiare di cosa vorrei fare da grande, il sogno un passo alla volta sto cercando di realizzarlo e spero di aver la possibilità di avere altri mille progetti per far ridere, piangere ed emozionare chi mi guarda».
A 14–15 anni molti sognano di diventare qualcuno. Tu che già “sei” qualcuno, cosa sogni di non perdere crescendo?
«Io vorrei rimanere sempre ancorato con i piedi ben saldi a terra, non dimenticandomi chi sono, cosa mi hanno insegnato i miei genitori, non perdendo di vista quali sono le cose importanti.
Vorrei non perdere la voglia di realizzare i miei sogni e non smettere di pensare che niente è impossibile, basta volerlo ed impegnarsi per raggiungerlo».
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