ROMA – Dopo il passaggio all’81. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, arriva finalmente al cinema dal 7 maggio Il tempo è ancora nostro, esordio nel lungometraggio di Maurizio Matteo Merli. Interpretato da Ascanio Pacelli, Mirko Frezza, Miguel Gobbo Diaz, Viktorie Ignoto e Simone Sabani, con la partecipazione straordinaria di Andrea Roncato, il film racconta un’amicizia che attraversa il tempo, le cadute personali e le possibilità di rinascita. Al centro della storia ci sono Tancredi e Stefano, due uomini diversissimi per estrazione, percorso e ferite, uniti da un legame antico e da una passione comune: il golf. Non solo uno sport, ma uno spazio dell’anima, un luogo in cui fermarsi, ascoltarsi e provare a rimettere insieme ciò che sembrava perduto. Abbiamo incontrato Ascanio Pacelli per parlare del suo personaggio, del golf, del set e del significato più profondo di un titolo che suona come una promessa.
Quando hai letto la sceneggiatura, cosa ti ha colpito subito di Tancredi?
«Tancredi ha avuto tutto, ma in realtà aveva tra le mani tante scatole vuote. I soldi, la fama, l’ambizione: ma se non hai nessuno con cui condividere tutto questo, a cosa serve? Quando Maurizio mi ha presentato il personaggio ho pensato che fosse molto diverso da me, anche se dentro avevo anch’io un Tancredi che per anni ho tenuto nascosto. La difficoltà è stata trovare quel lato oscuro, che secondo me ognuno di noi ha, e tirarlo fuori».
Nel film il golf non è solo uno sport, ma quasi uno spazio interiore. Che rapporto hai oggi con questo mondo?
«Io non insegno più da anni: dal 2011 sono diventato general manager di un circolo. Il golf è cambiato tantissimo, soprattutto dal punto di vista dell’accessibilità, anche se ci sono ancora troppi pregiudizi. Oggi puoi entrare in un circolo senza essere socio, fare una lezione spendendo come per una lezione di padel, prendere un caffè o mangiare un piatto di pasta. Il desiderio di chi lavora nel golf è proprio questo: dire alle persone “entrate, vi spieghiamo e poi ci dite”».

Maurizio Matteo Merli ha definito le 18 buche una parabola della vita. Sei d’accordo?
«Sì, perché nel golf ogni scelta determina quello che succede dopo. Decidi che colpo tirare, se essere impavido o conservativo, e poi entrano in gioco le variabili fisiche, mentali, meteorologiche. Nella vita è lo stesso: ogni decisione comporta una conseguenza. Però, come nel golf, le cose si possono aggiustare. Se fai un brutto colpo non è finita la partita. Ed è bello anche nella vita poter sbagliare, chiedere scusa, ricostruire un rapporto o sistemare qualcosa nel lavoro».
Che atmosfera hai respirato sul set, anche nel rapporto con Mirko Frezza e con il regista?
«È stato tutto bellissimo. Io ho passato un anno e mezzo a studiare il copione perché avevo paura di rallentare tutti: non sono un attore e sentivo questa responsabilità. Il film per me è durato quasi tre anni. Abbiamo girato nel mio circolo, dove lavoro, quindi recitavo e poi, negli stop, tornavo in segreteria a lavorare. Avevo addosso tanti ruoli: attore, manager, persona che coinvolgeva sponsor e istituzioni. Però avevo accanto Mirko, Simone, Andrea Roncato, Viktorie, Maurizio e l’aiuto regista, che sono stati fondamentali. Mirko mi ha detto che non aveva mai trovato uno così disciplinato e pronto come me. Io potevo fare questo: non essendo attore, essere preparato».

Il titolo, Il tempo è ancora nostro, è molto forte. Cosa significa per te oggi?
«Significa che siamo sempre in grado, ognuno con le proprie difficoltà, di sistemare le cose. Bisogna ricordarsi che non tutti hanno le stesse fortune o la stessa facilità di reazione, però il tempo c’è sempre per capire qual è la strada che ti rende più felice. Spesso ci infiliamo in lavori, storie d’amore o rapporti d’amicizia torbidi, che diventano come metastasi. Puoi anche avere un lavoro che ti fa guadagnare bene, ma poi torni a casa, guardi il soffitto e capisci che non sei felice. Per Tancredi il tempo è capire cosa gli fa bene: non stare da solo a bere whisky, ma tornare al suo amore più grande, il golf, condividerlo con Costantino e Stefano, riconquistare sua figlia e provare a diventare una persona migliore».
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