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Il riparto 2026 del Fondo del cinema cambia rotta con nuove priorità

Meno risorse ai contributi selettivi e più peso al tax credit: il decreto ridisegna il sistema puntando su produzione, giovani autori e competitività internazionale.

ROMA – Il decreto del 5 marzo 2026, n. 101, firmato dal Ministro della Cultura, interviene in maniera significativa sulla configurazione del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo, fissandone la dotazione complessiva a 606.034.750 euro, in linea con quanto stabilito dalla Legge di bilancio.

Se osservato nel suo valore complessivo, il Fondo evidenzia una riduzione rispetto all’anno precedente. Tuttavia, è nell’analisi della distribuzione interna delle risorse che emerge con maggiore chiarezza un cambiamento di impostazione, più che un semplice ridimensionamento. Non si tratta infatti di una mera operazione contabile, ma di una scelta che incide sulla struttura stessa del sistema, ridefinendo priorità e strumenti. Un primo segnale in questa direzione è rappresentato dalla forte riduzione dei contributi selettivi, che si attestano a 41,7 milioni di euro, con un calo significativo rispetto al 2025. A incidere è anche la soppressione della linea dedicata alle opere incentrate su figure ed eventi dell’identità italiana, riportando le risorse su livelli più vicini al passato. La contrazione, però, non è omogenea. Si delinea una gerarchia precisa: vengono salvaguardate le misure rivolte all’ingresso nel settore — cortometraggi, opere prime e seconde, giovani autori — mentre subiscono una riduzione marcata le linee legate alla qualità artistica e, più in generale, quelle rivolte a produzioni più strutturate o con vocazione prevalentemente audiovisiva. In sostanza, si protegge l’accesso al sistema, ma si restringe lo spazio per quella fascia intermedia che tradizionalmente sostiene opere di maggiore maturità produttiva. Una dinamica analoga riguarda documentari e animazione, che vedono ridursi le risorse disponibili, anche in conseguenza del ridimensionamento complessivo dei selettivi. Più che una semplice contrazione, si configura quindi una riallocazione implicita delle priorità progettuali. Più fragile appare invece l’area dedicata allo sviluppo e alla scrittura, segmento cruciale della filiera che avrebbe potuto beneficiare di maggiore tutela anche in un contesto di risorse limitate. Il nodo più critico resta quello dei contributi automatici. Il ritardo accumulato negli anni — con domande e risultati che si rincorrono tra il 2021 e il 2025 — ne ha di fatto ridotto l’efficacia nel breve periodo, spingendo il sistema verso strumenti immediatamente operativi come il tax credit. Gli automatici non vengono eliminati, ma di fatto sospesi: una soluzione temporanea che, se protratta, rischia di indebolire uno dei pilastri del sostegno alla produzione indipendente.

In questo contesto, il tax credit si conferma come l’asse centrale del sistema, con una dotazione complessiva di 441 milioni di euro. All’interno di questa cifra, crescono le risorse destinate alla produzione — 80 milioni per il cinema e 130 milioni per opere televisive e web — mentre si riduce il sostegno indiretto all’esercizio. Parallelamente, viene rafforzata in modo significativo la misura dedicata all’attrazione di investimenti internazionali, che raggiunge i 100 milioni. Si tratta di una scelta che evidenzia una chiara direzione industriale: rafforzare la capacità produttiva nazionale e rendere il sistema più competitivo sul piano globale, in un contesto di crescente competizione tra paesi.

Un altro elemento rilevante riguarda la maggiore coerenza finanziaria del riparto. Con il venir meno della possibilità di superare i tetti previsti per alcune misure, in particolare il tax credit, le risorse appaiono più aderenti al fabbisogno reale. In questa prospettiva si inseriscono anche le ipotesi di revisione delle aliquote e l’introduzione di limiti per singola impresa, orientate a rendere il sistema più sostenibile e meno esposto a squilibri. Sul fronte della promozione, invece, si registra una sostanziale continuità: le principali istituzioni del settore mantengono livelli di finanziamento stabili, contribuendo a garantire una certa solidità dell’infrastruttura culturale. Nel complesso, pur in presenza di una riduzione delle risorse, emerge un equilibrio non scontato. La scelta di preservare integralmente le linee dedicate ai giovani autori, alle opere prime e seconde e ai cortometraggi rappresenta un investimento sulla continuità del sistema e sul ricambio generazionale. Allo stesso modo, la conferma degli strumenti per l’internazionalizzazione — come le coproduzioni minoritarie e i fondi bilaterali — segnala la volontà di mantenere aperto il sistema italiano alle dinamiche globali. In una fase di contrazione, tutelare l’accesso significa evitare di compromettere il futuro della filiera produttiva. È proprio in questa capacità di proteggere le basi del sistema, pur attraverso scelte selettive e talvolta penalizzanti, che si coglie una linea complessiva coerente.

Un assetto non privo di criticità, ma leggibile e più aderente alla realtà delle risorse disponibili, anche grazie all’eliminazione di meccanismi che in passato portavano a scostamenti tra stanziamenti teorici e disponibilità effettive.

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