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I Lost My Body | Parigi, il passato e uno dei migliori film d’animazione dell’anno

Diretta da Jérémy Clapin, l’opera racconta il viaggio di una mano alla ricerca del suo proprietario

I Lost My Body
Una scena di I Lost My Body

ROMA – A volte capita di perdere un pezzo di sé. Di sentirsi perduti, svuotati di un qualcosa che ci apparteneva di natura. Altre volte, invece, la perdita diventa reale, non più solamente metaforica: smarrire una parte che da sempre ci appartiene, facendoci sentire dispersi. E proprio una “semplice” mano, un arto basilare della nostra praticità quotidiana, viene staccato brutalmente dal resto del corpo di Naofel, protagonista del film d’animazione I Lost My Body, vincitore del Gran Premio della Settimana della Critica al Festival di Cannes 2019 e appena arrivato su Netflix.

I lost my body
La mano protagonista di I Lost My Body

Attraverso la ricerca del suo proprietario, nella pellicola diretta da Jérémy Clapin, la mano diventa fulcro di una storia che si districa tra il passato più recente e quello sedimentato nei ricordi, che si fa bianco e nero, ripercorrendo l’infanzia di Naofel e ciò che ha condotto il suo palmo e le sue dita all’esplorazione di una Parigi pericolosa e molto vicina al sottosuolo. Alternando linee temporali, che cercano contemporaneamente di descrivere il proprio protagonista mentre l’opera tenta di improntare il proprio tono melanconico e tormentoso, I Lost My Body trasforma la singolarità di una mano in un personaggio vivo in sé, che sorprende per la sua realtà umana.

I lost my body
I ricordi in bianco e nero dell’infanzia

Soggettive, inquadrature che isolano la mano staccata di Naofel e ne incorniciano i tratti animati risaltandone il neo distintivo, come primi piani su di un protagonista a cui sembra mancare soltanto la parola, ma che riesce comunque a trasmettere la paura, il disagio, l’insicurezza del sentirsi solo in questo caotico, sporco, crudele mondo. Quello di cui poi fa parte il protagonista, che mantiene costante il clima introspettivo e sentimentale della pellicola nella storia di un ragazzo e la sua ricerca d’amore, che fa da contraltare al ben più variegato universo appartenete alla narrazione del viaggio della mano, che si tinge di sfumature differenti ad ogni risvolto delle vicende, caricandolo degli stilemi dei più diversi generi cinematografici.

I lost my body
Una scena del film d’animazione I Lost My Body

Così I Lost My Body, sfruttando la percezione dei sensi di questa sua insolita protagonista, va rivelandosi sempre più come pellicola tattile, opera tangibile come la traccia che una mano può lasciare, sfiorando gli oggetti e la pelle, o premendo fino a suscitare una pressione nelle persone. Un film palpabile, che finisce per concretizzare una materia non più solamente visiva e fatta d’animazione, ma che restituisce la sensazione di un tocco non dato per troppo tempo, di una carezza mancata e ancora adesso aspettata. Di un cumulo di granelli di sabbia che scivolano lentamente da una mano, proprio come il presentimento di una vita che sfuggirà in un attimo.

I lost my body
I due protagonisti di I Lost My Body

Basato sul testo Happy Hand di Guillaume Laurant, e sceneggiato dallo scrittore insieme al regista Clapin, del loro film è possibile afferrare il dolore intrinseco, la vulnerabilità di una mancanza che non sempre è fisica. Ma emotiva, spirituale, legata a un ricordo che non potremmo mai più rivivere, con il timore di non poter più (ri)provare emozioni. Un film animato che mantiene la propria freddezza di facciata al pari del suo protagonista Naofel, scoprendone poi un abisso di sentimenti, facendone risaltare la bellezza. Allora, possiamo dirlo: I Lost My Body è uno dei film d’animazione più belli dell’anno.

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Qui il trailer ufficiale di I Lost My Body

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