ROMA – Un giurato impegnato in un processo per omicidio si rende conto che potrebbe essere responsabile della morte della vittima. Il film segue l’uomo di famiglia Justin Kemp che, mentre presta servizio come giurato in un processo per omicidio di alto profilo, si ritrova alle prese con un serio dilemma morale che potrebbe usare per influenzare il verdetto della giuria e potenzialmente condannare, o liberare, l’assassino accusato. Giurato Numero 2, il nuovo film di Clint Eastwood con protagonisti Nicholas Hoult, Zoey Deutch, JK Simmons, Toni Collette, Kiefer Sutherland, Leslie Bibb, Chris Messina e Cedric Yarbrough. Dal 14 novembre al cinema con Warner Bros. Pictures.
Il film è la quarantacinquesima regia del leggendario regista statunitense. Il più che probabile punto conclusivo di una carriera straordinaria dietro-e-davanti la cinepresa che parla da sé per Eastwood e il suo folgorante retaggio. Eppure poco sostenuta dalla Warner Bros che in un primo momento ne aveva immaginato la distribuzione direttamente in streaming su Max. A cambiare le carte del destino di Giurato Numero 2 ci hanno pensato la ricezione della comunità cinefila del trailer promozionale e un test screening sensazionale, che hanno infine spinto gli executives verso una più tradizionale – e giusta ci sentiamo di dire qui a Hot Corn – distribuzione in sala, ma comunque limitata.
Negli Stati Uniti, infatti, il film è stato distribuito in appena cinquanta sale su tutto il territorio. Poche, pochissime per un regista della levatura mitologica come Eastwood, ma che è vivida testimonianza dello stato di salute dell’industria hollywoodiana e di quelle che sono le esigenze dello spettatore moderno: Nulla di simile avverrà per Uno Rosso per intenderci. Ma d’altronde Giurato Numero 2 sembra davvero uscito da un’altra epoca cinematografica per tematiche, ritmo e respiro registico. Una creatura filmica di puro cuore legal drama costruita intorno a una narrazione che unisce l’umanità dei romanzi di John Grisham al sapore scenico di capisaldi del genere come Il Verdetto e La Parola ai Giurati di Sidney Lumet.
Su di esso Eastwood costruisce una riflessione a tutto campo sul valore della giustizia e i tormenti della colpa, sul caso, l’onore degli uomini – buoni e cattivi che siano – e i loro lati oscuri. Perché è soprattutto un film di azioni Giurato Numero 2. Uomini buoni – e giusti, puliti – che compiono azioni sbagliate e ne vengono travolti trascinandosi in loop esistenziali di tormento e dolore, e altri cattivi – e violenti, sporchi – ma dal cuore puro e dai sentimenti veri che pagano colpe non loro. E redenzione e condanna, rinascita e morte, eroismo e codardia e su come a volte l’apparenza inganna. È quando sono messi alle strette che gli uomini rivelano la loro vera natura.
Un film intenso, Giurato Numero 2, straordinario, di sfumature e coni d’ombra, arricchito da una Toni Collette in stato di grazia, da un JK Simmons memorabile (ma interrotto proprio sul più bello), e da un Hoult in assoluta scioltezza a cui Eastwood affida lo spigoloso agente scenico principe. L’antitesi caratteriale del Giurato Numero 8 di Henry Fonda di lumetiana memoria. Un uomo mosso non da sentimenti benevoli di libertà, equità e giustizia, ma da un senso di colpa dilaniante degno del Rodion Raskol’nikov del dostoevskiano Delitto e Castigo che lo costringe a sporgersi sul bordo del precipizio di una condanna senza fine. Un film di Clint Eastwood insomma, da vedere a ogni costo.
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