MILANO – A settembre Milano torna a trasformarsi in un grande luogo di confronto attraverso il cinema con la nuova edizione di Fuoricinema, festival che da undici anni porta all’aperto film, incontri e protagonisti del mondo della cultura, dell’arte e dell’informazione.
Il manifesto scelto per l’edizione 2026 racchiude già lo spirito della manifestazione. Al centro dell’immagine c’è una barca che attraversa uno spazio sospeso tra cielo e terra, equipaggiata non con un’arma ma con un proiettore cinematografico. A bordo sventola inoltre una bandiera bianca, non intesa come simbolo di resa, ma come richiamo alla pace.
Un’immagine che vuole rappresentare la capacità del cinema e della cultura di aprire nuovi orizzonti, soprattutto in un momento storico segnato da guerre, crisi e profonde divisioni. Il viaggio della barca diventa così una metafora dello sguardo verso il futuro, tra realtà e immaginazione, con la speranza come possibile direzione.
Fuoricinema nasce come una manifestazione dedicata alla condivisione di idee e storie, attraverso una formula che mette insieme spettacolo, cinema e approfondimento. Gli appuntamenti si svolgono all’aperto, in un parco nel cuore di Milano, creando uno spazio informale nel quale il pubblico può incontrare direttamente artisti, autori, giornalisti e personalità della cultura.
Il programma alterna talk, conversazioni e proiezioni di film in anteprima, affrontando temi legati ai diritti umani, sociali e civili.
La partecipazione alla maratona di incontri è gratuita e nelle precedenti edizioni il festival ha raggiunto numeri importanti, superando complessivamente le 100.000 presenze e coinvolgendo centinaia di ospiti.
Per la direttrice artistica e co-fondatrice Cristiana Mainardi, Fuoricinema è ormai qualcosa che va oltre la semplice dimensione festivaliera. Ogni settembre la manifestazione contribuisce a creare a Milano una sorta di comunità temporanea, nella quale persone diverse possono incontrarsi e confrontarsi attraverso le storie raccontate dal cinema.
In un periodo caratterizzato da polarizzazione, solitudine e fratture sociali, il festival rivendica il valore dello stare insieme e della cultura come strumento di partecipazione.
L’undicesima edizione prosegue quindi lungo questa direzione, mettendo al centro le persone, i diritti e i cambiamenti che attraversano la società contemporanea. L’obiettivo è fare dello spazio pubblico un luogo realmente accessibile, dove pubblico, artisti e professionisti possano dialogare senza barriere.
Il filo conduttore della manifestazione resta quello dei diritti umani, sociali e civili. Attraverso gli incontri e i film, Fuoricinema cerca di portare alla luce esperienze e storie capaci di stimolare nuove domande e sensibilità.
La formula è quella di una grande festa culturale aperta alla città, nella quale riflessione e intrattenimento convivono e il pubblico diventa parte integrante dell’esperienza.
La direzione artistica è affidata a Cristiana Mainardi, Cristiana Capotondi, Lionello Cerri, Gino e Michele, Gabriele Salvatores, Mauro Pagani, Silvia Posa e Paolo Baldini.
La collaborazione con Corriere della Sera rappresenta inoltre uno degli elementi distintivi del festival: numerosi incontri vengono moderati dalle firme del quotidiano, con una particolare sinergia con l’iniziativa Il Tempo delle Donne.
Fuoricinema è inoltre legato ad Anteo, realtà storica della cultura cinematografica italiana, che nel 2024 ha celebrato 45 anni di attività.
Tra le iniziative più significative realizzate dal festival c’è anche la creazione di una sala cinema-teatro all’interno del carcere di Bollate, nata dalla convinzione che l’arte possa avere una funzione concreta di cura, crescita e relazione e che la cultura debba essere accessibile anche nei luoghi più difficili.
Con l’edizione 2026, Fuoricinema rinnova così la propria vocazione: usare il cinema non soltanto per raccontare il mondo, ma per creare occasioni di incontro, dialogo e partecipazione.






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