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Intrigo Internazionale | Alfred Hitchcock e quella grande lezione di cinema

Lo stile di Cary Grant, le scene memorabili e il Monte Rushmore: perché è un capolavoro

Intrigo Internazionale
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ROMA – No, non c’è un film girato meglio di Intrigo Internazionale. Perché, semplicemente, il nono film a colori di Alfred Hitchcock, per concepimento e messa in scena, è pura accademia cinematografica, un capolavoro assoluto. Teoria e pratica, il colto e il pop, frutto del genio e dell’estro di un regista che non può essere paragonato a nessuno, ancora oggi a quarant’anni dalla morte. Così, anche ora, superati i sessant’anni dall’uscita in sala – era il 28 luglio del 1959, sotto il leone della Metro-Goldwyn Mayer – il suo North by Northwest fa scuola. Di regia, di sceneggiatura e di scrittura. Ma anche di recitazione, con Cary Grant scelto per un ruolo cucitogli addosso.

Lo stile di Cary Grant: completo grigio e occhiali Oliver Peoples

Centotrentasei minuti frenetici, in cui il brillante pubblicitario di Manhattan, Roger Thornhill (e Mad Men poi ci ha ricamato su questo), in una giornata sorniona delle sue, all’Hotel Plaza di New York, viene scambiato per un certo George Kaplan, che di mestiere fa invece l’agente segreto. Una riga di trama, scritta da Ernest Lehman (di comune accordo con il regista britannico), riempita di pura essenza cinematografica, pronta ad esplodere all’improvviso. Pure in un tranquillo campo dell’Illinois. E sì, la celeberrima – e tra le più belle della storia – sequenza di Thornhill, inseguito da un aereo nel bel mezzo del nulla, ne è la metafora perfetta. Centotrentadue inquadrature, dieci minuti di durata, niente musica, pochissime parole, un omaggio poi anche in Arizona Dream di Kusturica con Vincent Gallo che fa Grant.

Hitchcock, così, ha riscritto i manuali della suspense, facendo dei campi larghi il quadro in cui Cary Grant, impolverato ma ancora impeccabile nel suo completo grigio fumè, diventa l’uomo comune per eccellenza, l’innocente vittima dell’ambiguità sociale in un pericoloso equilibrio. Infatti, più dell’essere thriller dalle ventate di essenziale humour (dove il nemico vero e proprio è, fino all’ultimo, indecifrabile), Intrigo Internazionale è una masterclass sul mutamento dei rapporti umani, nonché di una relazione amorosa, come quella casuale tra il Roger Thornhill e l’oscura (ma biondissima) Eva Kendall, interpretata da Eva Marie Saint, anch’essa facente parte, scoprirà il povero Roger, di un disegno dai contorni sfocati.

Cary Grant e Eva Marie Saint, sul Monte Rushmore

Ed è il caso, il protagonista della pellicola: è lui che altera la storia. Sempre lui a dettare le regole di quella corsa verso nord-ovest che, dalla Grand Central Station di Manhattan, arriva all’Omni Ambassador Hotel di Chicago, e poi tra i granitici presidenti degli Stati Uniti del Monte Rushmore: Washington, Jefferson, Roosevelt e Lincoln. Immobili osservatori, mentre la tensione è plasmata sul volto contratto di Cary Grant. Talmente bravo da alternare almeno tre registi attoriali diversi. Così, ecco l’altra sequenza magistrale, ad anticipare quel finale che lo stesso Hitchcock definì «Il più impertinente che abbia mai girato». Sì, un impertinente capolavoro.

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