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Come Un Padre, il calcio e l’importanza del documentario su Carlo Mazzone

Da Baggio a Guardiola, tra Pirlo e Giannini. Un semplice documentario? No, qualcosa di più…

Come un padre
Carlo Mazzone in campo in una scena di Come Un Padre.

ROMA – I documentari sul calcio? Ormai non si contano più, dall’Italia del 1982 (ne abbiamo visti addirittura tre) al prossimo su Gigi Riva diretto da Riccardo Milani, Nel nostro cielo un rombo di tuono, passando per la neonata Fifa + (cercate The Happiest Man in the World su Ronaldinho). Questo documentario su Carlo Mazzone però – ora su Prime Video – è da subito qualcosa d’altro, perché Come Un Padre di Alessio Di Cosimo ambisce fin dalle prime immagini a superare il limite del documento calcistico cercando di ritrarre un uomo oltre che un allenatore, di intrecciare pallone e vita, affetti e sport, amicizia e ricordi. Ci riesce? Sì, assolutamente, ed è una visione che riconcilia anche con un mondo del calcio sempre più schiacciato con la logica del profitto e del vincente a tutti i costi.

Come un padre
Carlo Mazzone e la nipote Iole ad Ascoli in una scena di Come un padre.

Scritto dallo stesso Di Cosimo (di cui avevamo già amato Barber Ring, qui) con Alessandra Kre, Francesco Trento e in collaborazione con Iole Mazzone – attrice e nipote dell’allenatore che si vede nel documentario – Come un padre racconta l’uomo e l’allenatore, la vita e le partite (da Roma – Lazio 3 – 0 a Atalanta – Brescia 3 – 3) attraverso le parole di chi c’era. E allora ecco Baggio e Pirlo, Giannini e Totti, Guardiola, Ranieri (che fu allenato al Catanzaro da Mazzone) e Materazzi, ma anche i fratelli Filippini, Cappioli, Giovanni Galli e Muzzi. Poca retorica calcistica, molta realtà e un’umanità infinità che traspare da ogni parola di ciascuno degli intervistati. Nessuno finge rispetto o ammirazione, nessuno dice parole di convenienza o le solite frasi da ambiente calcistico, anzi, di Come un padre colpisce proprio la verità.

Guardiola, Totti, Baggio e Materazzi in Come un padre.

Difficile scegliere un solo momento del documentario, ma oltre a Baggio e Totti, colpisce soprattutto l’intervento di Pep Guardiola che Di Cosimo è riuscito ad intervistare a Manchester durante una pausa degli allenamenti del City. Parlando di Mazzone e del periodo trascorso al Brescia, Guardiola ricorda una grande lezione: «L’umiltà, che nella vita serve tanto. Venivo dal Barcellona e lì ovviamente non c’era questa cosa. Invece a Brescia si vinceva poco, ma quando si vinceva si godeva veramente». E allora ecco emergere anche l’etica di un uomo che, da romanista, consegnò lo scudetto alla Lazio quando stava sulla panchina del Perugia e che giocava ogni partita al massimo, senza fare sconti a nessuno.

Pirlo durante l’intervista.

Un uomo capace di restare nel cuore di tutti, gente comune e addetti ai lavori a prescindere dal colore delle bandiere, una cosa quasi impossibile nel mondo feudale del calcio in cui bisogna odiare e odiarsi, in cui bisogna tifare e disprezzare. E alla fine del documentario, quando scorrono i titoli di coda e passa la dedica per mamma Iole, si torna anche a capire perché amiamo tanto il calcio, sport di storie infinite che non ci stanchiamo mai di ascoltare e di farci ripetere. E pensando al piccolo Carlo Mazzone in carrozzeria a Trastevere con il padre viene alla mente quella vecchia frase di Jorge Luis Borges: «Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada, lì ricomincia la storia del calcio…».

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  • VIDEO | Qui il trailer di Come un padre:

 

 

 

 

 

 

 

 

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