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Prima di Tarantino | Lo spettro di Manson e il messaggio di Charlie Says

La comunità, i riti e Cielo Drive: il 22 agosto Matt Smith lascia il Doctor Who per Charlie Manson…

ROMA – A due anni dalla sua morte, Charles Manson torna a popolare l’immaginario collettivo. Come una sorta di spettro che proprio non vuole andarsene. Ed è soprattutto il cinema a riesumarne le atrocità, frammentando la già analizzata figura del serial killer per raccontarne la psicosi. Grazie a Quentin Tarantino vedremo Charles Manson inserito nella facciata patinata dello show business del 1969, con la Sharon Tate di Margot Robbie nell’atteso C’era una volta a… Hollywood. Ed è sempre il medesimo Damon Herriman, attore per Tarantino, che ne riprenderà il ruolo in Mindhunter, serie originale Netflix ideata da David Fincher.

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Nel ranch di Manson

Ma c’è un altro film interamente incentrato sullo folle Manson. Presentato alla scorsa Mostra di Venezia e passato al Fantafestival 2019 – per arrivare in sala il 22 agosto -, Charlie Says va a rimpolpare la fila di produzioni che vedono Charles (ancora) protagonista. Non solo, nel film di Mary Harron diventa il fulcro per raccontare le intimità della sua comunità. È, infatti, il culto il personaggio principale del film, alimentando la storia su cui vengono raccontante le memorie del suo circolo di donne. Capaci, nell’esaltazione quasi divina per il loro pastore, di non cogliere, in verità, la loro vicinanza ad una mattanza spietata.

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Le donne di Charlie

Dietro le sbarre di una prigione autentica – non quella del ranch di Manson in cui si prendeva cura della sua “famiglia” – Hannah Murray, Sosie Bacon e Marienne Rendón fanno rivivere testimonianze agghiaccianti, non tanto legate agli atti di violenza fisica con cui sono stati conosciuti nel mondo, ma indotte da una manipolazione talmente subdola e talmente penetrante da distorcere gradualmente la realtà. È la decostruzione dell’identità personale dell’individuo che si vede nelle parole, nelle regole e nei desideri di Manson. Perché qualsiasi cosa pensa Charlie «Is true». Qualsiasi cosa dice Charlie «Is right».

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La regista Mary Harron sul set del film

Sulla base dei romanzi The Family di Ed Sanders e The Long Prison Journey of Leslie Van Houten di Karlene Faith, la regista insegue i rituali pericolosi e perversi messi in atto dalla mente di Charles Manson che, viaggiando parallelamente, diventano sempre più oscuri quando la consapevolezza della mistificazione subita dalle donne si fa logorante e asfissiante. È la preparazione agli omicidi ad ammontare l’angoscia che si attacca allo spettatore, che tra Cielo Drive ei coniugi LaBianca vede la follia di una guerra che era solo nella mente offuscata della loro insana divinità.

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Hannah Murray è Leslie Van Houten in Charlie says

Passando dalla bontà illimitata di Doctor Who alla mania di fama e controllo di Charles Manson, Matt Smith – bravissimo e agghiacciante nella parte, affiancato da Hannah Murray, Sosie Bacon, Suki Waterhouse e Grace Van Dien nel ruolo di Sharon Tate – incarna i deliri e le visioni di Charles Manson, per un film che è il riassunto palese delle assurdità di ciò che è stata la sua famosa famiglia e che, pur non eccedendo in veemenza, lascia una pesantezza quanto mai ingombrante. La stessa con cui quelle donne hanno dovuto convivere per tutta la loro vita. Senza mai trovare una via d’uscita.

Qui potete vedere il trailer di Charlie Says:

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