ROMA – Esattamente dieci anni dopo, Kōji Fukada torna al Festival di Cannes con una nuova brillante opera: Nagi Diary. Nel 2016 gareggiava nella sezione Un certain regard con il film Fuchi ni tatsu (Harmonium è il titolo internazionale). La sua partecipazione non passò inosservata, infatti il film vinse il premio della giura, portando il regista verso un pubblico più internazionale. Stavolta in concorso per la Palma d’oro, il film rimanda ad un Giappone tranquillo, fatto di silenzi e solitudini. Un’atmosfera di apertura simile all’opera precedente.

È uno dei tre film giapponesi in concorso a Cannes e il polo centrale sono le difficoltà nelle relazioni sentimentali. Si ispira all’opera teatrale Tokyo Notes del 1995 di Oriza Hiratura. La protagonista è una scultrice che vive nella città di Nagi, immersa nelle sue opere d’arte, fin quando non le fa visita sua cognata, architetto che vive tra Tokyo e Taiwan. Da qui l’ordine placido e monotono di Yoriko, viene stravolto per dare spazio a nuove persone, nuove domande e suggestioni che la costringono ad esplorare le proprie emozioni. Proprio come il precedente film premiato, ciò che porta movimento e scompiglio, è di nuovo l’inatteso attraverso la presenza di un nuovo essere umano in quel perimetro ben definito da abitudini consolidate come leggi. Tutto ciò che è sempre sembrato armonico diventa asimmetrico per addentrare lo spettatore in un campo ricco di emozioni e lasciarlo fuori dalla sua zona di confort. Anche questo è un film drammatico, che propone di lasciare lo spettatore sbalordito.
Il regista ha dichiarato in conferenza stampa qui a Roma che si tratta di un film che punta un faro anche su i rapporti Lgbtq. In Giappone faticano ad essere riconosciuti e legalizzati, nonostante ci sia una pressione esterna che spinge in questa direzione. Non è la prima volta che Fukada decide di impegnarsi su questo tema. Per ora non è prevista una distribuzione in Italia, ma non è detta l’ultima parola. Il film vede due anni di preparazione alle spalle e una coproduzione internazionale degna di tutto rispetto. I paesi coinvolti sono numerosi. Abbiamo Giapppone, Francia, Singapore e Filippine. Le case di produzione sono le seguenti: Tokyo Garage, Survivance, Star Sands, Momo film, e Hassaku Lab. Non si può dimenticare che Fukada ha sempre amato il regista francese Rohmer. Quindi spiegare le azioni e i pensieri che ci determinano in quanto tali non è pensabile, ma osservare l’apparente invisibile e svelare con le immagini è sicuramente lo stile di scrittura di questo brillante regista.
LEGGI ANCHE:





Lascia un Commento