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Blow, Johnny Depp e quelle pagine di George Jung | Un estratto dal libro

Il giorno del Ringraziamento, la visita ai genitori, l’FBI: un estratto dal libro di Bruce Porter

Johnny Depp versione George Jung. Illustrazione di Kitty Rouge (kittyrouge.com).
Freshly Popped

MILANO – Pubblicato in Italia da Officina di Hank (lo trovate qui), Blow di Bruce Porter è un libro molto potente che porta il lettore dietro le quinte di uno dei più grandi casi criminali della storia recente: quello di George Jung, diventato poi anche un grande film – Blow, appunto – interpretato da Johnny Depp, Penélope Cruz e, tra i molti, Ray Liotta nel ruolo di suo padre. In questo estratto del libro, che Hot Corn vi propone in anteprima, viene proprio raccontata la visita di George ai genitori che porterà poi al suo arresto. Buona lettura.

La copertina di Blow, il libro di Bruce Porter.

– «Sapeva bene che si trattava di un rischio, quindi non disse a nessuno dove stava andando. Non aveva avvisato nemmeno loro del suo arrivo. Era un sabato sera molto buio, subito dopo il giorno del Ringraziamento, quando, intorno alle otto, parcheggiò l’auto a noleggio nel parco accanto alla Weymouth Community Church, poco più in basso rispetto a casa dei suoi. Tagliò a piedi attraversando la fitta pineta che il signor Stennes, l’orologiaio locale, aveva piantato alla fine degli anni Cinquanta per arrotondare vendendo alberi di Natale, un piano naufragato bruscamente qualche anno dopo il diploma di George, quando il vecchio Stennes sparò alla moglie e la uccise accidentalmente, scambiandola per un intruso. Guidato dalla luce fioca della luna nuova, George si fece strada tra gli alberi, avvicinandosi alla casa dal cortile sul retro, e bussò alla porta della cucina, che si apriva su un corridoio diretto al garage.

L’arresto: Johnny Depp in una scena di Blow.

Faceva freddo. Fu suo padre ad aprirgli, un uomo basso e stempiato, con pantaloni cachi e una camicia di flanella che indossava sempre; la tipica “tenuta di papà”, come la chiamava George. Dall’ictus che aveva avuto quindici anni prima, Fred piangeva con facilità per le cose che nella vita lo deludevano: principalmente per il figlio. E in quel momento, vedendolo là in piedi, gli uscirono le lacrime. Poi arrivò anche Ermine alla porta, più scioccata che felice, pareva a George: rimase nervosa per tutto l’incontro. Suo padre lo portò in salotto e i due incominciarono a chiacchierare davanti a una bottiglia di Scotch. Fred gli chiese come andavano le cose. George gli raccontò qualcosa della California, e di quanto fosse facile la vita laggiù. Ermine continuava ad andare e venire dalla camera da letto del piano di sopra.

La bella vita: Depp e Penélope Cruz in Blow.

L’agente speciale Trout ricorda che la telefonata arrivò appena prima delle dieci. Solo una voce che diceva: “In questo momento è a casa a Weymouth”. Convocando rapidamente altri due agenti a dare una mano, Trout guidò la mezz’ora che serviva per arrivare e accostò dall’altra parte della strada. Uno degli agenti andò a controllare l’uscita posteriore. Trout e il suo partner si avviarono sul vialetto e guardarono dalla finestra del soggiorno. Individuarono subito George seduto sul divano. Trout incominciò a bussare sulla porta esterna, annunciando a gran voce che era dell’FBI e intimando di aprire. Vide George scattare in piedi e sparire.

Il padre: Depp con Ray Liotta, ovvero Fred, il papà di George.

Urlò più forte e batté più forte, così forte che il vetro della porta andò in frantumi proprio mentre Fred stava aprendo quella interna. “È finita che mi sono fatto un brutto taglio sulla mano”, racconta Trout. “E appena entrati, prima ancora di iniziare a perquisire l’abitazione, la madre ha insistito per mettermi una benda e fermare il sangue”. George aveva capito cosa stava succedendo dal primo colpo alla porta e istintivamente era corso di sopra in camera sua, sperando di riuscire a fare un numero alla Huckleberry Finn e saltare dalla finestra al tetto del garage, calandosi a terra come faceva da ragazzino per poi scappare. Rivolse un pensiero fugace anche alla sua vecchia doppietta calibro 10, ancora nascosto tra le travi, che usava per spaventare le anatre nell’acquitrino dietro casa.

Il processo: Johnny Depp in in tribunale.

Probabilmente i proiettili erano ancora nel cassetto. All’improvviso suo padre lo chiamò dalle scale: “George, questa è casa mia e di tua madre, e se stai facendo quello che credo farai meglio a fermarti subito”. Alla fine George si rannicchiò semplicemente dietro all’armadio, stringendosi in un’apertura dell’intercapedine che da bambino usava per giocare. Ben presto sentì i passi su per le scale. La testa di Trout fece capolino nella stanza; gli chiese di uscire: “Non serve che qualcuno si faccia male”. Dal momento che nessuno conosceva i suoi programmi per quella sera, che era entrato in casa dal retro e i vicini non potevano averlo visto, e considerato il suo atteggiamento sospetto mentre erano insieme, George è rimasto convinto che sia stata la madre a fare la soffiata.

Gli amici: George Jung e Johnny Depp.

Poteva aver telefonato direttamente a Trout, o aver mandato un segnale prestabilito a qualcun altro perché facesse la chiamata. Se era vera la seconda ipotesi, George sospettava che questo “qualcun altro” potesse essere il fratello di suo padre, zio George Jung di Melrose. Comandante della Marina in pensione e suo omonimo, era il patriarca e il benefattore della famiglia. Per tante ragioni non aveva grande stima del nipote e lo aveva trattato con malcelato disprezzo sin da quando era ragazzino. George non ha mai voluto avere un confronto con sua madre a questo proposito. Trout dice che la voce al telefono, quella sera, apparteneva a un uomo: “Non è stata la madre”, sostiene. “Non direttamente, no”.

  • Qui trovate il libro | Blow di Bruce Porter.
  • Qui la storia vera di George Jung e del film.
  • Qui l’intervista a George Jung:

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