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Batman 80 | Il Joker, Conrad Veidt e quell’opera inquietante: The Killing Joke

Essenziale fumetto nel 1988, oscuro lungomentraggio nel 2016. Da rileggere e da rivedere

Un dettaglio di The Killing Joke, fumetto scritto da Alan Moore e disegnato da Brian Bolland, pubblicato dalla DC nel 1988.

ROMA – Quarantasei pagine, settantasette minuti. In due numeri, declinati in fumetto e in cinema, è racchiuso tutto l’universo del Cavaliere Oscuro. Brutale, perverso, spaventoso. Niente colori, niente speranza, niente sorrisi. Ma solo risate. Diaboliche, terrificanti. Capaci di entrarci nella testa, sia guardando il film che l’omonimo fumetto capolavoro da cui è tratto. Perché, Batman: The Killing Joke, prima graphic novel firmato da Alan Moore e Brian Bolland, poi lungometraggio diretto da Sam Lium, è uscita nel 1988, influenzando per sensazioni e atmosfere, sia Tim Burton che Christopher Nolan. Nel 2016, DC Comics e Warner lo hanno reso cartoon, cambiandone sensibilmente l’incipit. «Forse non è questo l’inizio che vi aspettavate, non con la luna piena e brillante, né con me», dice proprio Barbara Gordon, alias Batgirl, nella prima scena.

Killing-Joke
Uno dei momenti più drammatici del fumetto

C’è un introduzione all’incubo, una nuova sottotrama che, però, pian piano lascerà spazio al duetto-duello tra Batman e la sua nemesi, chiamata Joker. Poi inizia a piovere, Gotham si bagna, la paura comincia a prenderci allo stomaco. Sappiamo che, alla fine del film, nulla sarà più come prima. Dunque, se magari abbiamo (ri)letto da poco l’opera originale, ci tornano in mente quei disegni mai così vivi e reali. Perché, se il personaggio di Batman è forse il più profondo di tutto l’universo a fumetti, nel romanzo illustrato di Moore e Bolland (e l’artista ha ripreso la spaventosa aurea di Conrad Veidt nel film muto L’Uomo che Ride), l’estetica e le metafore si alternano in un gioco inquietante e sorprendente. C’è un flashback chiave, quasi storico che introduce una nuova origine del Joker. E che, ovviamente, non poteva non essere rivisto da Joaquin Phoenix e Todd Phillips per la loro coniugazione del personaggio.

Il Joker nel film animato

Chiaramente, né il fumetto né il film di The Killing Joke (lo trovate qui su CHILI) sono adatto ai più piccoli (rating R negli States). C’è l’attrazione professionale, sentimentale e sessuale tra Batman e Batgirl (nella prima parte del lungometraggio troviamo un discusso momento erotico tra i due) e c’è il disagio malato del Joker, rappresentato per la prima volta con dei disegni quasi materiali, come fosse un dipinto iperrealistico. Sotto, una sceneggiatura già all’epoca pronta per diventare un film: il folle clown evade da Arkham, rapisce il Commissario Gordon, spara a sua figlia Barbara (costringendola sulla sedia a rotelle) e dimostra la verità dietro la sua Tesi. Quale? Ogni vita, anche quella più normale, può prendere una svolta terribile dopo una “giornata storta”.

Batman e Joker

Ed ecco quindi lo scontro, la partita a carte tra il Joker e Batman. Seduti ad un tavolo in cui la posta in gioco è rilanciata tra caos, follia, ragione. Del resto, la potenza metaforica del Joker è pazzesca (e qui è tornato ad essere doppiato da Mark Hamill, mentre Batman ha la voce di Kevin Conroy, ritrovandosi dopo aver dato voce alla serie cult Anni Novanta), ruba la scena e la narrativa, porta in primo piano un mondo disturbante, trasportando dal fumetto al film scene e battute praticamente identiche. Perché, cambiare un’opera pressoché perfetta, non avrebbe avuto senso. E sì, per chi se lo sta chiedendo, anche lo splendido finale è rimasto intatto. Compresa quella domanda contagiosa come una risata: quanto è sottile la linea che divide la ragione dalla follia?

Qui potete vedere il trailer originale di The Killing Joke:

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