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Sylvester Stallone: «Io, Rambo V e quella metafora di sconfitta e rinascita»

L’attore è arrivato a Cannes per presentare un footage del film e ripercorrere la sua carriera

Sylvester Stallone al photocall di Cannes

CANNES – Le leggende non invecchiano e Sylvester Stallone ne è la conferma. Al Festival di Cannes per presentare un footage da Rambo V, in sala a settembre, l’attore ripercorre le tappe della sua carriera attraverso buffi episodi e ricordi incredibili. Dagli esordi incerti ai sogni impossibili, dall’animo caparbio che gli ha fatto scalare l’Olimpo di Hollywood agli stereotipi sugli “action hero” al cinema. Autoironico ed istrionico, ha incantato il pubblico della Croisette che per ore ha aspettato fuori dal palazzo del cinema per incontrare il loro idolo. Da Rocky a Rambo, tutti i suoi personaggi sono nati contro ogni pronostico di successo, ma questo newyorkese di origini italiane non ha mai mollato e il tempo gli ha dato ragione, collezionato nomination ai Premi Oscar, ai Golden Globe e una stella sulla Hollywood Walk of Fame.

L’attore ha condiviso su Instagram degli scatti da Cannes

GLI ESORDI «A causa del parto sono nato con una paralisi al labbro che mi ha sempre reso difficile l’uso della parola. Quando ho iniziato a presentarmi ai provini per le pubblicità non riuscivano a capirmi. Una volta, addirittura, un regista mi ha chiesto in che lingua parlassi. Ero magrolino e avevo problemi di salute ma poi ho visto Kirk Douglas in Spartacus con quel fisico scolpito e sono rimasto senza parole. A dodici anni, poi, ho visto Ercole e la regina di Lidia e sono rimasto sconcertato. Ho capito che questa sarebbe stata la mia strada, ho iniziato ad andare in palestra e a tenermi in forma. Da quel momento la mia vita è cambiata».

Una scena di Spartacus

ROCKY «L’abbiamo girato in venticinque giorni con un budget ridicolo. I costumi ce li portavamo da casa e ci cambiavamo sul sedile posteriore dell’auto perché sul set non c’erano neppure i camerini. Per non parlare del fatto che non avevamo neppure i soldi per affittare il cane e che il cameraman non aveva mai girato un film prima d’allora: insomma un fallimento annunciato. La scena in cima alle scalinata di Philadelphia? É nata perché avevamo finito i soldi e volevo che il mio personaggio facesse un’azione fisica. Così quel luogo è diventato una metafora di sconfitta e rinascita. Ho visto salirci donne incinta e uomini sulla sedia a rotelle, tutti convinti che la resilienza avrebbe dato i suoi frutti. Proprio com’è successo con il pugile del film».

La scena di Rocky sulla scalinata di Philadelphia

MEGLIO UN CANGURO «Quando finalmente siamo riusciti a finire il film lo volevano distribuire solo nei drive in e anche lì ho dovuto lottare per far arrivare Rocky al cinema, contando che avrebbero preso chiunque ad interpretarlo tranne me, inclusi Robert Redford e James Caan… persino un canguro. Erano incavolati, perché quando sono arrivato sul set ho capito che mi avevano scambiato per un altro. Mi hanno chiesto: “Dov’è quello carino, biondo con gli occhi blu, che ci piaceva tanto?”. E io: “Troppo tardi, accontentatevi da me”».

Sylvester Stallone sul red carpet di Cannes

GLI ANNI BUI «Tra gli Anni Ottanta e i Novanta si producevano delle assolute porcherie ma gli attori erano opzionati con larghissimo anticipo e io mi sono lasciato consigliare, finendo per recitare in pellicole discutibili che non riesco neppure a rivedere quando passano in tv. All’epoca era tutto incentrato sul nome noto mentre oggi conta la storia. Persino mia figlia mi chiede: “Perché cavolo hai girato questa schifezza?”. E io: “Taci che con quei soldi ti ho pagato gli studi!”».

Un dettaglio della locandina di Rambo V

RAMBO 5 «Rambo torna a casa dopo molti anni, nel bel mezzo di una tempesta in cui si offre come volontario per cercare di salvare la gente del posto. Fa parte del senso di colpa del sopravvissuto, di quando non è riuscito ad aiutare i colleghi in Vietnam, e soffre di disturbo post-traumatico da stress. Paradossalmente il ritorno in patria non migliora la situazione, vive in un bel ranch ma scava dei tunnel per essere al sicuro, sotto terra, al buio e in spazi angusti. Quando si affeziona alla nipote della domestica e diventa per lei quasi una figura paterna, le sconsiglia di avventurarsi in Messico per incontrare il vero padre. Ovviamente la ragazza disubbidisce e si caccia nei guai, così toccherà a lui rimediare mentre succede di tutto, molto al di fuori del suo controllo».

  • Rambo V: Sylvester Stallone e il suo guerriero raccontato su Instagram

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