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L’opinione | Tra cielo e mare: perché Aquaman è il cinecomic DC che non ti aspetti

Il film di Wan è enorme e tra i migliori della DC. Da oggi il film con Jason Momoa è su CHILI

Il ritorno sul trono che gli spetta, nel fondo di una casa perduta, di un Re sbruffone ma dal cuore d’oro. Potrebbe essere questa, stringata, la trama di Aquaman – lo trovate su CHILI – diretto da James Wan e, naturalmente, ispirato al personaggio della DC Comics comparso, giusto per accennare alla storia editoriale, per la prima volta nel ’41, su More Fun Comics #73. Ma, oggi, al contrario della ben più nascosta Atlantide, cornice totale e totalizzante del film, il cinema di certo non cela la sua propensione verso quei supereroi che, in qualche modo, ci fanno sentire – astrattamente – più al sicuro. Perché, se le pellicole rispecchiano l’era in cui vengono prodotte, è facile capire il motivo: mancano certezze e speranze, punti di riferimento, giustizia.

Jason Momoa è Aquaman.

Ed è chiaro, quindi, che Wan e l’Arthur Curry/Aquaman del mastodontico Jason Momoa – un po’ gradasso un po’ svogliato un po’ figlio amorevole – vada a sfumarsi verso la stretta attualità, pur mantenendo dichiaratamente la missione di cui si fa manifesto: intrattenere lo spettatore con una quantità pazzesca di spettacolarità. E perché no, cercare di assottigliare quel divario che separa il DC Extended Universe dall’osannato Marvel Cinematic Universe. Missione compiuta? Mantenendo le ovvie differenze con lo stile Marvel Studios, Aquaman riesce ad immergere il pubblico in un film, a suo modo, diverso da quelli visti finora nel mondo di Batman e Superman.

Sul set del film: Amber Heard, James Wan, Jason Momoa e Willem Dafoe di spalle.

A tratti imprevedibile – come quando, a metà film, ci ritroviamo in Sicilia, tra citazioni a Pinocchio e Mystery Girl di Roy Orbison come colonna sonora –, alcune volte esagerato come il suo eroe protagonista; in altri momenti diventa sorprendente e imponente. Perché, gli effetti visivi, incredibili e saturi, giostrati dalla regia vorticosa di James Wan, sono l’impalcatura del film, facendoci inabissare, ça va sans dire, in un aquario di personaggi che, appunto, sembrano essere usciti direttamente da un action-comic-movie tipicamente Anni Novanta. Con un messaggio chiaro come il mare di giugno: Aquaman ha l’onestà intellettuale di rivelare subito i suoi intenti; semplicità, divertimento, azione, metafora sul potere e sull’ecologia.

Momoa e Wilson.

E, in fondo al mar, c’è il cattivo Ocean Master alias Patrick Wilson, fratellastro di Arthur ma entrambi figli di un’inusuale Nicole Kidman versione regina Atlanna, madre scomparsa e mai dimenticata, quasi la protagonista assoluta della storia, al pari dell’impatto visivo del blu profondo, che ipnotizza gli occhi e va ad abbracciare una Amber Heard dalla chioma rosso fuoco, guida (e amore) di Aquaman nel regno che gli spetta.

aquaman
Jason Momoa /Aquaman e Amber Heard/Mera.

Del resto, sono proprio i contrasti con cui James Wan e Jason Momoa si misurano: un film grande e un re grande – in tutti i sensi -, alle prese con l’intimità assoluta rappresentata da una madre, un padre e il destino di un figlio, perso e poi ritrovato, sulla linea cobalto che separa due mondi magnifici: il cielo e il mare. Con la Sicilia, i capelli rossi di Amber Heard e la Mystery Girl di Roy Orbison a render tutto un po’ più bello.

Qui potete vedere il trailer del film:

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