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Addio, Poeta | Andrea Camilleri e l’importanza delle parole

Si è spento a 93 anni lo scrittore e drammaturgo, capace di raccontare la Sicilia nel mondo

Le parole, per Andrea Camilleri, erano l’unico credo. Più di qualsiasi altra cosa, insieme alla sua Sicilia, di cui si è fatto testimone e ambasciatore in tutto il mondo. Decantandone la bellezza, la difficoltà, la complessità di porto e di isola. Innamorato del Classico, della Grecia, degli ideali nobili. A 93 anni, dopo un arresto cardiaco e una lunga degenza, lo scrittore, sceneggiatore, drammaturgo e regista, ci dice addio. Proprio mentre stava preparando la sua prima volta alle Terme di Caracalla, dove il 15 luglio sarebbe andato in scena con lo spettacolo Autodifesa di Caino, mentre era appena uscito in libreria con il nuovo libro Il cuoco dell’Alcyon, edito sempre dalla Sellerio. Non solo, torneremo ad ascoltare la sua voce nel meraviglioso film d’animazione La Famosa Invasion degli Orsi in Sicilia. Lasciandoci un ultima, memorabile gemma di saggezza e parole.

E no, Camilleri non ci lascia solo Il Commissario Montalbano ma una quantità pazzesca di opere che hanno saputo raccontare la Sicilia, l’Italia e l’uomo in generale. Sceneggiatore per la RAI – con cui ha sempre avuto un sodalizio forte – acceso idealista politico e, pensate un po’, anche personaggio dei fumetti, in una storia a lui dedicata su Topolino. Colto, quasi aureo, ma anche incredibilmente pop. Amato verticalmente da tutti, per la sua sagacia e il suo humour. Per quelle parole che, tra l’italiano e il siciliano, fecero innamorare Giuseppe Ungaretti e Salvatore Quasimodo, ritrovandoli, oggi, da qualche parte. «Penso al paradiso: il paesaggio rasenterebbe la sicilianità visiva, che pace! Montalbano me lo immagino disoccupato, circondato da un placido volteggiare di anatre. E una tazzina di caffè fumante».

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