ROMA – È ancora possibile immaginare un futuro quando il presente sembra offrire soltanto incertezze? E soprattutto, ha senso mettere al mondo un figlio in un’epoca attraversata da crisi ambientali, instabilità e disillusione politica? Sono gli interrogativi al centro di Il Grande Buco, il nuovo documentario di Davide Crudetti, scritto insieme a Paola Di Mitri, che sarà presentato in prima assoluta alla 67ª edizione del Festival dei Popoli, nella sezione Concorso Italiano.
Prodotto da ZaLab Film e 13prods, in collaborazione con Rai Cinema, il film debutterà venerdì 6 novembre alle ore 21 al Cinema Astra di Firenze, alla presenza del regista. Al centro del racconto ci sono Davide e Paola, una coppia di millennials che, durante un viaggio di lavoro dedicato a documentare l’impatto dell’uomo sul paesaggio, si ritrova a confrontarsi con una domanda tanto intima quanto universale: diventare genitori è ancora una scelta possibile?
Davide comincia a dialogare con un figlio immaginario, mentre Paola cerca risposte nelle persone e nelle realtà incontrate lungo il percorso. Ne nasce un’autofiction che intreccia documentario, diario personale e immaginazione, alternando immagini del presente a materiali d’archivio utilizzati in chiave onirica. Con uno sguardo ironico, tenero e a tratti disincantato, Crudetti trasforma il desiderio di genitorialità in una riflessione più ampia sulle inquietudini di un’intera generazione, cresciuta con la promessa di un futuro migliore e oggi costretta a confrontarsi con un orizzonte sempre più incerto.
«Il film nasce da una domanda intima, personale e incentrata sulla coppia, ma lo sviluppo del film non è mai solo una questione legata al desiderio di diventare genitori», spiega il regista nelle note di regia. «Riempire il grande buco nel nostro salotto diventa un atto politico, una scelta collettiva. Per superare le paure di un’intera generazione e ricominciare ad immaginare il futuro». Già autore di Qui non c’è niente di Speciale e Comunisti, Crudetti torna così a interrogare il presente attraverso un cinema che mette in dialogo esperienza privata e dimensione collettiva.
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