ROMA – È stato Il rumore delle cose nuove, l’ultimo lavoro di Paolo Genovese, a inaugurare la Festa del Cinema di Roma. Ispirato al romanzo omonimo pubblicato dal regista nel 2023, il film intreccia storie e destini in un racconto corale, dove le vite dei protagonisti si sfiorano e si mescolano in un continuo gioco di coincidenze. A dare volto a questo universo umano è un cast ricco di nomi amatissimi del cinema italiano: da Emanuela Fanelli a Claudia Pandolfi, da Vittoria Puccini a Stefano Accorsi, fino a Edoardo Pesce, Lino Musella e Claudio Santamaria.
Stavolta, al centro della storia ci sono sette persone appartenenti a diverse estrazioni sociali, con occupazioni, affanni e sogni più o meno repressi. Da una parte c’è l’orrore silenzioso di una relazione tossica, una spirale di abusi e violenze dalla quale per una donna – una commovente Emanuela Fanelli che è la vera rivelazione del film insieme a Edoardo Pesce – sembra impossibile uscire, dall’altra c’è chi non ha mai smesso di desiderare un figlio, chi lo ha avuto nonostante pensasse di non poterne avere e chi, invece, si è emarginato dal mondo.
E allora il titolo diventa anche una chiave di lettura. Il rumore delle cose nuove non è soltanto quello degli eventi che irrompono nella vita e ne modificano il corso. È anche il suono, a volte impercettibile, di ciò che cambia dentro di noi: una consapevolezza che affiora, una certezza che crolla, una possibilità che finalmente si manifesta. È il rumore delle esistenze quando smettono di seguire il percorso previsto e si trovano costrette a fare i conti con qualcosa di inatteso.
Nel nuovo film di Genovese, che dimostra sempre una spiccata sensibilità, il destino è una presenza costante, silenziosa e imprevedibile, che accompagna i personaggi fin dalle prime sequenze e li conduce, attraverso una trama di coincidenze e incontri, verso un epilogo di una forte intensità emotiva. Ed è proprio nell’ultima scena che questo film trova il suo significato più profondo, aprendoci gli occhi, insieme ad Alba, sulla bellezza fragile e imprevedibile della vita. Una bellezza che spesso fatichiamo a riconoscere, presi come siamo dalle nostre paure, dalle ferite e da tutto ciò che crediamo di aver perduto. Eppure, a volte, basta uno spiraglio, la promessa di una nuova vita, perché tutto acquisti improvvisamente un senso diverso.
È qui che Il rumore delle cose nuove rivela tutta la sua forza: nella capacità di attraversare il dolore senza lasciarsi inghiottire dalla disperazione, di raccontare le fragilità umane senza rinunciare alla speranza. Genovese costruisce un film intenso, emozionante e profondamente umano, che ci ricorda come le nostre esistenze siano legate da fili invisibili e come anche gli eventi più imprevedibili possano trasformarsi in occasioni di rinascita. Perché la vita non è sempre giusta, non segue quasi mai i nostri piani e talvolta ci mette di fronte a prove difficili da comprendere. Ma continua, nonostante tutto, a sorprenderci, a offrirci nuove possibilità, a indicarci strade che non avremmo mai immaginato di percorrere.
Il rumore delle cose nuove, che gran bel film.
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