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Gian Piero Rotoli racconta L’Alone: identità, famiglia e pregiudizi sociali

Il regista presenta il cortometraggio con Margherita Mazzucco e Nunzia Schiano, una storia ambientata a Napoli che esplora il rapporto tra madre e figlia, le differenze sociali e il coraggio di scegliere chi diventare.

ROMA – Quanto è difficile emanciparsi dalle proprie origini senza rinnegare la propria storia? E quanto possono pesare le aspettative degli altri nella costruzione della nostra identità? Sono alcune delle domande al centro di L’Alone, cortometraggio scritto e diretto da Gian Piero Rotoli, con Margherita Mazzucco, Nunzia Schiano e Vanessa Compagnucci.

Ambientato nella Napoli dei primi anni Duemila, il film segue Grazia, una giovane specializzanda in ematologia che, lontano dall’ospedale, aiuta la madre Assunta a lavorare come donna delle pulizie nelle abitazioni della borghesia cittadina. Una realtà che la ragazza tiene nascosta ai colleghi, nel tentativo di separare la propria carriera professionale dalle origini familiari.

Quando una delle donne per cui lavora viene ricoverata proprio nel suo reparto, i due mondi di Grazia finiscono improvvisamente per incontrarsi, costringendola a confrontarsi con le proprie insicurezze e con il significato dell’appartenenza. Ai microfoni del Direttore di Hot Corn Dario Cangemi, Gian Piero Rotoli racconta la genesi di un’opera che affronta le disuguaglianze sociali attraverso una vicenda intima e quotidiana, mettendo al centro il delicato rapporto tra una madre e una figlia. Presentato anche al Giffoni Film Festival 2026, L’Alone riflette sul desiderio di emancipazione, sul senso di colpa e sulla difficoltà di liberarsi dalle etichette che la società attribuisce alle persone. Un racconto che invita a interrogarsi su ciò che siamo, su ciò che gli altri vedono in noi e sulla possibilità di costruire la propria strada senza dimenticare da dove veniamo.

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