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Vincenzo Mosca: «Le tecnologie cambiano, ma sono sempre le storie a fare la differenza»

Vent’anni di TVCO, un mercato trasformato dalle piattaforme e nuove sfide per il cinema indipendente. Vincenzo Mosca racconta a Hot Corn il presente e il futuro dell’international sales.

ROMA – Vent’anni fa nasceva TVCO. Vent’anni in cui il cinema ha cambiato schermi, abitudini, modelli di distribuzione e geografie del mercato, mentre il lavoro dell’international sales ha dovuto imparare continuamente ad adattarsi. Ma che cosa resta, quando intorno sembra cambiare tutto? Per Vincenzo Mosca, al centro ci sono ancora i film, le persone e la capacità di capire quale storia possa trovare spazio dall’altra parte del mondo. In occasione dei vent’anni di TVCO, abbiamo parlato con Mosca del percorso della società, dell’impatto delle piattaforme, del valore che festival come Venezia conservano nel mercato contemporaneo e delle sfide che attendono il cinema indipendente. Con uno sguardo già rivolto al prossimo capitolo, segnato dalla partnership strategica con Minerva Pictures.

Vent’anni fa nasceva TVCO. Oggi, guardandosi indietro, qual è la conquista che le dà più soddisfazione?

La soddisfazione più grande è vedere che TVCO è riuscita a costruire un’identità riconoscibile e a mantenerla nel tempo. In un settore che cambia continuamente, durare vent’anni non significa semplicemente resistere, ma sapersi evolvere senza perdere la propria visione.

Più dei singoli successi, mi rende orgoglioso il rapporto di fiducia costruito con produttori, registi, broadcaster e partner internazionali, molti dei quali lavorano con noi da anni.

Naturalmente questo traguardo non è solo mio. È il risultato del lavoro di tutte le persone che, in questi vent’anni, hanno contribuito alla crescita di TVCO con competenza, passione e grande professionalità. A loro va il mio ringraziamento.

In questi vent’anni il settore ha attraversato rivoluzioni che sembravano destinate a cambiare tutto: l’esplosione delle piattaforme, la pandemia, il ritorno delle sale, nuovi modelli di distribuzione. C’è stato un momento in cui ha davvero pensato che il mestiere dell’international sales sarebbe diventato un altro? E cosa, invece, è rimasto sorprendentemente uguale?

Ci sono stati momenti in cui sembrava che il nostro lavoro dovesse cambiare completamente. L’arrivo delle piattaforme, la pandemia e la continua evoluzione della distribuzione hanno imposto nuove strategie e una grande capacità di adattamento.

Eppure, il cuore del nostro mestiere è rimasto sorprendentemente lo stesso: capire i film, capire i mercati e trovare il partner giusto per ogni progetto. Le tecnologie cambiano, ma alla fine sono sempre le storie e le relazioni tra le persone a fare la differenza.

I festival sono sempre stati uno dei luoghi in cui il cinema incontra il mercato. Oggi, dopo vent’anni di esperienza, che ruolo hanno davvero manifestazioni come Venezia? Sono ancora il posto in cui si scoprono i film o sono diventati soprattutto il luogo in cui si costruiscono relazioni?

I festival restano fondamentali perché rappresentano il punto d’incontro tra creatività e industria. Certo, oggi molto lavoro può essere preparato anche a distanza, ma nulla sostituisce il confronto diretto. Manifestazioni come Venezia continuano a far scoprire nuovi autori e nuovi film, ma sono anche il luogo dove si costruiscono e si consolidano relazioni professionali. Molti accordi nascono dopo una proiezione o davanti a un caffè. Nel nostro lavoro la fiducia continua ad avere un valore enorme.

TVCO lavora con film che attraversano confini, culture e pubblici molto diversi. Quando valuta un progetto, cosa le fa capire che quella storia potrà parlare anche a spettatori dall’altra parte del mondo? Esiste ancora un elemento che accomuna tutti i grandi film, al di là delle mode?

Quando valuto un progetto cerco sempre un elemento universale. Una storia può essere profondamente radicata nella cultura del Paese in cui nasce e, proprio per questo, riuscire a emozionare il pubblico dall’altra parte del mondo.

Le mode cambiano continuamente, ma autenticità, qualità della scrittura e forza dei personaggi restano gli elementi che accomunano tutti i grandi film.

Se dovesse raccontare questi vent’anni attraverso una sola parola, quale sceglierebbe? E cosa dice quella parola del modo in cui è cambiato non solo il mercato, ma anche il vostro modo di lavorare?

Direi evoluzione. In questi vent’anni il mercato è cambiato continuamente e noi abbiamo dovuto cambiare con lui. Evolversi, però, non significa inseguire ogni tendenza, ma adattarsi mantenendo una direzione chiara, la propria identità e la qualità del lavoro. Credo sia questa la ragione per cui TVCO è arrivata fin qui.

Guardando ai prossimi vent’anni, qual è la sfida che considera più importante per un’azienda indipendente come TVCO? E quale cambiamento spera ancora di vedere nel cinema e nel mercato internazionale?

La sfida sarà continuare a valorizzare il cinema indipendente in un mercato sempre più competitivo e concentrato. Sono convinto che ci sarà sempre bisogno di aziende capaci di accompagnare i film con competenza, esperienza e una vera visione internazionale.

I primi vent’anni di TVCO sono stati quelli della costruzione di un’identità e di una reputazione internazionale. I prossimi si aprono con un nuovo capitolo: la partnership strategica con Minerva Pictures. È un’evoluzione naturale del nostro percorso, che ci permette di affrontare il futuro con una dimensione più ampia, competenze complementari e maggiori opportunità per valorizzare il cinema indipendente sui mercati internazionali, senza rinunciare all’identità che abbiamo costruito in questi vent’anni.

Mi auguro che il mercato continui a lasciare spazio alla diversità delle storie e che il pubblico resti curioso di scoprire cinema proveniente da culture diverse.

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