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Scherzetto: un duello generazionale tra le mura di casa

Toni Servillo e il piccolo Lorenzo Perrotta sono i protagonisti dell’adattamento del romanzo di Domenico Starnone presentato Fuori Concorso a Venezia 83

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VENEZIA – Invecchiare non è perdere anni, è accorgersi che il futuro appartiene a qualcun altro. È da qui che è nato Scherzetto, il nuovo film di Mario Martone con Toni Servillo, tratto dall’omonimo romanzo di Domenico Starnone. Una storia apparentemente semplice – un nonno, un nipote, una casa a Napoli – che racchiude una delle domande più profonde dell’esistenza: cosa accade quando il tempo vissuto incontra quello che deve ancora cominciare?

Dopo Qui rido io, Martone è tornato nella sua Napoli insieme a uno dei suoi collaboratori più fedeli e rappresentativi, Toni Servillo, per raccontare una distanza che ogni generazione, prima o poi, è chiamata ad attraversare. Non quella tra bene e male, né tra vincitori e sconfitti, ma quella tra chi guarda indietro e chi guarda avanti.

Al centro della storia c’è Daniele Mallarico, illustratore settantenne interpretato da Servillo, un uomo che vive e lavora da anni in solitudine. Quando gli viene affidato il nipote Mario, un bambino di quattro anni che conosce appena, quella che doveva essere una parentesi di pochi giorni si è trasformata in un’esperienza capace di mettere in discussione abitudini, certezze ed equilibri già fragili.

Ad affiancarlo è Lorenzo Perrotta nei panni del piccolo Mario, descritto da Starnone come un bambino che “parla come un libro stampato”. Tra i due nasce un rapporto imprevedibile, fatto di scontri, provocazioni, alleanze e momenti di inattesa complicità. Un vero e proprio duello domestico che si consuma tra le mura di una casa e un balcone affacciato su Napoli, città che ancora una volta diventa molto più di uno sfondo: osserva, accompagna, custodisce i ricordi e restituisce ai personaggi le loro contraddizioni.

Chi ha letto il romanzo di Starnone sa bene che Scherzetto non racconta semplicemente l’incontro tra un nonno e un nipote. Racconta piuttosto quel momento della vita in cui si è costretti a fare i conti con ciò che si è stati e con ciò che non si sarà più. Da una parte c’è la rabbia silenziosa dell’età che avanza, dall’altra l’energia incontenibile dell’infanzia che reclama spazio, attenzione, futuro. Nel mezzo, un dialogo spesso difficile ma fondamentale, perché è proprio nel confronto con chi è diverso da noi che finiamo per riconoscerci davvero.

Non sorprende allora che Martone abbia scelto proprio questa storia. Da sempre interessato ai rapporti umani, alla memoria e alle identità che si costruiscono nel tempo, il regista ha trovato nel romanzo di Starnone un terreno fertile per continuare la sua riflessione sulle fragilità dell’essere umano. E lo ha fatto ancora una volta insieme a Servillo, compagno di un percorso artistico che attraversa più di trent’anni di cinema, teatro e cultura napoletana.

La presentazione di Scherzetto nella sezione Venice Open – Fuori Concorso ha assunto, in questo senso, un significato particolare. La presenza di un autore affermato come Martone al di fuori della competizione ha raccontato una visione del festival in cui il prestigio di un’opera non passa necessariamente dal concorso, ma può contribuire ad arricchire il programma lasciando spazio, al tempo stesso, alle nuove voci del cinema contemporaneo. Un gesto che ha restituito centralità all’idea di una Mostra come luogo d’incontro, dialogo e crescita tra generazioni di autori.

Accanto a Toni Servillo e Lorenzo Perrotta troviamo Serena Rossi e Leonardo Lidi nei ruoli dei genitori del piccolo Mario, mentre completano il cast Gianluca Di Gennaro e Giovanni Ludeno.

Tra i film più attesi di questa edizione della Mostra, Scherzetto ha ricordato al pubblico che le storie più universali sono spesso quelle più intime. Perché dietro il confronto tra un anziano illustratore e un bambino di quattro anni si nasconde qualcosa che riguarda tutti noi: il passaggio del tempo, la paura del cambiamento e quella speranza, ostinata e meravigliosa, che ogni incontro possa ancora insegnarci un modo nuovo di guardare la vita.

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