ROMA – Tra i grandi thriller degli anni Novanta firmati da Clint Eastwood, Potere assoluto (Absolute Power) occupa un posto speciale. Diretto e interpretato dall’attore e regista americano, il film va in onda questa sera in prima serata su Rete 4 e rappresenta uno degli adattamenti cinematografici più riusciti di un romanzo di David Baldacci. Uscito nel 1997 e presentato fuori concorso al Festival di Cannes, Potere assoluto è un thriller che mescola il cinema di rapina con quello politico, costruendo una storia in cui il protagonista si ritrova involontariamente al centro di un complotto che coinvolge i vertici della Casa Bianca.
La trama
Il protagonista è Luther Whitney (Clint Eastwood), un ladro professionista ormai vicino al ritiro. Durante quello che dovrebbe essere il suo ultimo colpo, nella villa del miliardario Walter Sullivan, assiste nascosto dietro uno specchio a un incontro clandestino tra la giovane moglie del magnate e il Presidente degli Stati Uniti, Alan Richmond (Gene Hackman). La situazione degenera rapidamente fino a trasformarsi in un omicidio, che viene immediatamente insabbiato dai Servizi Segreti. Da quel momento Luther diventa l’unico testimone di un crimine che nessuno dovrebbe conoscere. Inizia così una fuga che lo vede braccato dalla polizia, dagli agenti governativi e dagli uomini più potenti del Paese, mentre cerca di dimostrare una verità che sembra impossibile da raccontare.
Un cast di altissimo livello
Accanto a Eastwood troviamo Gene Hackman nel ruolo del presidente Richmond, affiancato da Ed Harris, Laura Linney, Scott Glenn, Judy Davis, Dennis Haysbert, Richard Jenkins ed E.G. Marshall, alla sua ultima interpretazione cinematografica. Un cast che contribuisce a rendere il film un thriller teso e credibile, sostenuto da personaggi mai banali.
Eastwood tra intrattenimento e critica al potere
Pur rispettando i codici del thriller classico, Potere assoluto riflette su un tema caro al cinema americano degli anni Novanta: l’abuso di potere e la fragilità delle istituzioni. Eastwood costruisce una storia in cui nessuno sembra davvero al di sopra della legge, mettendo in scena un confronto tra un uomo comune – seppur un ladro – e un sistema disposto a tutto pur di proteggere la propria immagine. La regia evita gli eccessi spettacolari per privilegiare il ritmo, la tensione e i rapporti tra i personaggi. È un cinema asciutto, essenziale, che lascia spazio agli attori e alla progressione narrativa, qualità che hanno contribuito a far invecchiare bene il film.
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